In occasione di un corso di aggiornamento sul miele a Chatillon (AO), ho avuto modo di assaggiare un po’ di questa piccola regione dai grandi prodotti enogastronomici. Chiusa tra il monte Bianco, il Cervino, Gran Paradiso e Monte Rosa gode, verso il fondo valle, di un clima più mite. Siamo nella zona tra Donnas a Morgex. Ed è lì, su un terreno morenico e sabbioso che le vigne vengono impiantate, spesso su terrazzamenti sostenuti da muretti a secco che impongono un lavoro poco meccanico e molto manuale. Unica Doc per l’intera regione la Vallée d’ Aoste. Poche bottiglie l’anno ma tutte da assaggiare.

    Molto istruttivo (oltre che piacevole) è stato l’incontro con Andrea Barmaz, vigneron dell’azienda “Di Barrò“, aderente all’associazione Viticulteurs Encaveurs ”. Barmaz incarna la fierezza e lo spirito tipico dei produttori valdostani e dei loro vini. Eroica viene definita la viticoltura in questa regione, viticoltura di montagna, ove le vigne sono coltivate tra i seicento e i mille mt d’altezza sul livello del mare.

    Il nome “Di Barrò” in patois (dialetto locale) significa “dai/dei barili”, e infatti i barrò sono dei barilotti di legno dalla forma caratteristica, della capacità di 46,250 litri che venivano utilizzati in Valle d’Aosta per il trasporto in cantina dell’uva spremuta a mano direttamente in vigna e trasportata su una carretta. Barrò è anche l’acronimo delle prime lettere dei cognomi Barmaz e Rossan storici proprietari dell’azienda.

    La cantina, guidata da Elvira Stefania Rini e Andrea Barmaz è una piccola realtà produttiva a Chateau Feuillet (Saint Pierre) , piccola ma con vini molto interessanti. Negli ultimi tempi la produzione è stata portata avanti perseguendo una scelta piuttosto singolare sull’affinamento: solo acciaio, niente legno, neppure per i rossi più importanti. La scelta di Andrea Barmaz e la moglie deriva da una precisa volontà di valorizzare al meglio le specificità dei vitigni autoctoni senza che essi siano viziati da passaggi in legno.

    Primo vino è stato il Pinot Gris 2010 DOP Valée D’Aoste da uva Malvoisie (clone di Pinot gris 100%), acciaio 100 % vinificato a temperatura controllata minore di 20°. Colore giallo paglierino intenso, intenso anche il profumo di frutta, quali la pesca e la pera, in bocca la freschezza e l’acidità del vino sono smorzate dal sentore della frutta che si ripropone in maniera elegante.

    Fa seguito il Mayolet Vigne De Toule 2011 DOP Valée D’Aoste, vitigno mayolet 100% vigne 850 mt slm. Tra le riscoperte enologiche recenti pur essendo presente da sempre nelle vigne valdostane. Rosso rubino brillante, profumo fine, delicato, di frutta rossa giustamente matura (ciliegia, prugna). All’assaggio il vino è morbido, con un lieve retrogusto amarognolo. Vino di medio corpo mediamente persistente.

    Il secondo rosso è stato il Fumin Valée D’Aoste 2010, considerato un autoctono nobile, vitigno 100% fumin, affinamento 24 m. in acciaio. Rosso più carico del precedente, quasi malva. Intenso anche il profumo, di marasca, prugna cotta, spezie, in bocca caldo, persistente, deciso, tannico, asciutto, ampio e vellutato. Adatto ad essere invecchiato.

    In ultimo, Flapì, vino da uve stramature, 50 % Pinot Gris e 50 % Muscat Blanc. Le uve vengono appassite naturalmente in cassetta, inoculate da lieviti selezionati. L’affinamento dura 36 mesi. Il risultato è un vino dal caldo color oro, profumo di albicocca disidratata, frutta secca, miele, in bocca pieno e polposo ma di ottimo equilibrio dolce/acido.

    Che dire? Dall’unione di questi vitigni unici, dalla caratteristica del territorio , lieviti selezionati, utilizzo del solo acciaio, passione del produttore, si è creato un vino dalle caratteristiche nette. I vini acquisiscono una nitidezza, una incisività unica. Chi non è amante della barriques si innamorerà sicuramente di questa cantina.

    Alla richiesta di spiegazione per questa scelta di escludere il legno, Barmaz ci ha risposto che è stato per soddisfare un cliente che ha fatto una scelta ben precisa, ha “sperimentato” e… gli è piaciuto. Come a noi.

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