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    Qualche domenica fa, nonostante la bella giornata, ero completamente refrattaria al mare, sicchè quando degli amici mi hanno proposto di andare per cantine in occasione di “cantine aperte”, accettare è stato un attimo. L’idea di passare una domenica di relax e di conoscere alcuni produttori ed i loro vini di cui avevo sentito parlare ma che conoscevo meno che superficialmente mi allettava. Idealmente ho incrociato i nomi di produttori interessanti a paesaggi poco noti e la scelta è caduta su Barolo. Cantine aperte è una formula che può andare bene anche chi al seguito ha persone a cui il vino non interessa o bambini da sguinzagliare in campagna. E’ tutto molto informale, forse troppo, proprio perché arriva chiunque ed in qualsiasi momento, le degustazioni sono fatte un po’ di corsa, ma, poiché ci siamo mossi con un intento ludico didattico è stato perfetto. L’ho trovata un’ottima occasione anche per i produttori per farsi conoscere e promuoversi.

    imageDomenica mattina siamo partiti in quattro. Prima tappa i Fratelli Serio e Battista Borgogno a Cannubi. Questa collina nel comune di barolo è considerata zona di elezione per l’omonimo vino. Il cuore di Cannubi ha un’estenzione di 15 ha, suddivisa tra circa 10 produttori. Lasciando la strada principale ed entrando nella proprietà, in aperta campagna, il cuore si allarga e lo sguardo si perde tra i filari . Rose coloratissime rallegrano le loro vigne perfette e l’erba tutta intorno cresce rigogliosa. A Cannubi eseguono la vendemmia di tutte le uve raccolte nei vari territori, anche del barbaresco in quanto, essendo azienda “storica”, possono produrlo in loco (rappresentando una eccezione sul disciplinare che prevede che l’intero processo dalle vigne all’imbottigliamento venga fatto in zona di produzione). Producono barolo, barbaresco e nebbiolo, ma anche Gavi, Arneis, Barbera e Dolcetto. Tutto vinificato a Cannubi. Appena arrivati ci siamo attardati su questo panorama dalle colline dolci, ordinate. Vigne, vigne ed ancora vigne. Ci rechiamo verso la porta d’ingresso accolti da una signora gentile che ci accompagna nella saletta di degustazione.

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    “Benvenuti nella nostra azienda”, esordisce. “L’azienda nasce più di un secolo fa e dei 4 ettari vitati, 3 sono coltivati a nebbiolo in cima la collina lungo tre versanti per circa 15000 bottiglie. Oggi l’azienda è interamente guidata da donne che continuano a gestirla in un’ ottica rispettosa dell’ambiente e della tradizione: in vigna non utilizziamo diserbanti e cerchiamo di seguire l’intera produzione agricola in modo ecologicamente sostenibile. Le nostre uve sono curate con zolfo e propoli; in cantina abbiamo un’ impostazione piuttosto classica: botti grandi in legno di rovere e macerazioni lunghe. Non si fa stabilizzazione, no chiarifica, no filtrazione”. Chiediamo cosa ha Cannubi più che le altre zone, lei ci risponde che a cannubi rispetto che altre parti, quali Monforte o Serralunga, il clima è particolarmente favorevole, le vigne sono avanti di 10 /15 gg, il terroir è fantastico. Gli occhi brillano di orgoglio quando ne parla. Mi ha ricordato una guida turistica Catanese che ho conosciuto in vacanza qualche mese fa quando parlava dell’Etna.

    Chiede se prima del barolo vogliamo provare dell’altro. Partiamo così con un bianco, una novità per l’azienda: un Roero Arneis 2013, fresco dalla spiccata acidità, ma per me ancora troppo giovane. Questo vino nasce da esigenze di mercato. I F.lli Borgogno esportano molto soprattutto in Russia ed in Asia ove la richiesta di bianco fresco e beverino è crescente, e il loro Gavi non era sufficiente a coprire tutta la domanda. Siamo passati al Barbera d’Alba superiore 2010, buon vino, fine ed elegante. Segue una mini verticale di Barolo. Partiamo col Barolo Cannubi 2010 imbottigliato a marzo. Al naso si sente subito l’alcolicità, poi la frutta rossa matura e una lievemente speziatura. Il tutto molto ben amalgamato. In bocca si confermano i profumi, un tannino piuttosto morbido, piacevole in bocca. Molto elegante

    imageBarolo Cannubi 2009 (si è preso 95/100 su decanter). Ci dicono che per loro è stata un’annata fantastica, paragonabile a quella del 1999. Sicuramente è più complesso e strutturato rispetto al 2010. Più irruente in bocca e nei profumi. Paradossalmente conveniamo tutti che il 2010 è più pronto del 2009. Per intenderci:entrambi si prestano all’ invecchiamento. Ma questo in particolar modo. Il Barolo cannubi Riserva 2006 è notevole. 5 anni in botte, al naso spiccano le note balsamiche, il mallo. Lunghissimo in bocca. Si po’ lasciare ancora tranquillamente in cantina.

    Seguono il Barbaresco 2010 e il Barbaresco 1996 riserva, un vino che può dirsi pronto: oramai si sentono chiaramente i terziari, le note dolcemente speziate, balsamiche, voluttuoso in bocca e molto lungo e persistente. Anche in questo caso l’ invecchiamento avviene in botti di rovere. Niente barrique.

    Visto il via vai di gente non riusciamo a visitare anche la cantina. Ci accontentiamo di godere, una volta di più della vista che si gode dalla collina e proseguiamo la nostra gita. Considerata l’ora pensiamo a un pitstop mangereccio e optiamo per la cantina Marrone a La Morra, frazione Annunziata, che propone dei piattini abbinati alle degustazioni. Produttori da cinque generazioni, anche questa gestione è al femminile. All’interno del locale d’invecchiamento e fermentazione vi è l’ampia sala da degustazione. Molto più “market-oriented”, per quello che offre è meta ideale per gita con bimbi o con amici a cui interessa mangiare e bere più che assaggiare. La cantina è molto bella e curata.

    imageProducono un totale di oltre 200000 bottiglie in 25 ettari di terreno. Di tendenza “tradizionalista”, se le annate lo richiedono non disdegnano l’uso di Tonneaux e barrique. L’impronta di produzione sarà pure classica, ma l’orientamento è tutto in avanti: Esportano in Russia, Cina, Germania, Belgio e paesi del nord. Ospitano eventi e i loro vini sono spesso all’estero in serate promozionali. Appena entrati siamo colpiti dalla quantità di gente presente. Scopriamo quindi che ospitano spesso anche quei croceristi che fanno tappa in Liguria e, pur coi tempi stretti non disdegnano un buon bicchiere tra le vigne. Nel menù scelto il primo vino in degustazione era una scelta tra la Favorita o l’ Arneis. Essendo in quattro, si è fatto due bicchieri di ognuno. La Favorita è risultato un vino beverino e fresco, delicatamente profumato e per niente impegnativo ottimo per antipasti non elaborati e come aperitivo. L’Arneis è anch’esso vino piacevolmente fresco, minerale, sapido dal leggero corpo, ideale con gli stuzzichini che ci hanno servito come antipasto (bruschettine varie con lardo, pomodoro piccantino e torte salate). La gentile guida nella degustazione, Erika, ci spiega che sono vini da vigne giovani che comunque non hanno meno di 15 / 20 anni . Il vino successivo è il Langhe doc rosato Dolcevita da uve dolcetto in cui il mosto viene tenuto sulle buccie 36 ore circa. Fresco e fruttato dalla buona acidità, molto piacevole.

    Seguono un primo (lasagne al ragùsiamo passati poi ai rossi ed il primo è stato “Passione” 2009 ottenuto dalla vinificazione Barbera e Dolcetto. Questo è prodotto da vigne vecchie che garantiscono maggiore qualità anche se meno produzione. Vinificato utilizzando 60% barbera e 40 % nebbiolo, ha il colore e l’ acidità del barbera, sapore e profumi morbidi e fruttati. 1 anno di botte e 1 di barrique e due anni di affinamento in bottiglia lo rendono piacevole, un vino che definisco ruffiano. Difficile che non piaccia. Seguono il nebbiolo “Agrestis” piacevole, elegante dalla buona intensità aromatica, tipica . In bocca frutti maturi, rotondo. I tannini sono eleganti, il finale è lungoe il barolo,annata 2009 un tagliere di formaggi e salumi. Asciutto, sapido, ancora giovane ma piacevolmente tannico. Per niente aggressivo Dalla buona struttura. Infine il loro moscato Solaris. Vino da dessert, fresco, dolce ma non stucchevole, per accompagnare degnamente il bonnet, dolce al cucchiaio tipico della tradizione piemontese con cacao e amaretti. Chiedo due informazioni ad Erika, da qui lo scambio di mail, nomi, indirizzi facebook, blog e quant’altro. Siamo stati bene, l’ambiente è giovane ed informale.

    imageConcludiamo il giro con una passeggiata digestiva ed arriviamo fino all’ imponente ultracentenario, cedro del libano sulla proprietà dei Cordero di Montezemolo. Messo a dimora dal 1886 a ricordo del matrimonio tra Costanzo Falletti e Entella della Chiesa di Cervignasco è magnifico e maestoso. Il suo ricordo mi riempie di quiete, la stessa che la sua vista mi ha suscitato allora. Si torna indietro con un po’ di serenità in più e tanto stress in meno. Almeno per qualche ora i ritmi della città sono stati cancellati.

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