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    La prima impressione è che anche quest’anno l’edizione del Critical Wine di Montaretto 2013, manifestazione dedicata ai piccoli produttori, ha visto una partecipazione entusiasta sia del pubblico sia degli espositori. Il clima di festa era evidente, il pubblico di ampia fascia di età, sembrava rappresentare, oltre al piacere dell’assaggio dei prodotti esposti, anche il piacere dello stare insieme.

    Tra i produttori dei banchi di assaggio sarebbero molti quelli da citare, ma mi soffermo solo su alcuni che ho avuto la fortuna di conoscere, e tra questi Enio dell’Azienda agricola Morella. Enio coltiva diverse uve tipiche delle colline tortonesi, conduce la sua azienda in modo biologico e tra i vini che riesco a ricordare nell’assaggio ci sono senz’altro il Timorasso, che come dice lui, ma concordo, è ormai una moda, ma se la moda fa riscoprire qualcosa di buono, direi non ci sia niente di male , il Cortese e il Dolcetto.

    Il Timorasso mi ha colpito per le note floreali, decisamente profumato e rotondo, soprattutto se accostato al più affermato Cortese (sempre di sua produzione), che con la sua mineralità e sobrietà rimane sempre un’ottima espressione di questo territorio. Come rosso mi propone un dolcetto vinificato senza aggiunta di solfiti. In bocca mi ha stupito (sono ancora prevenuto sui vini naturali) per la freschezza e, anche se forse ancora leggermente ruvido, per l’assenza di difetti e dal fatto che lascia la bocca molto pulita.

    critical.wine

    In una piazzetta del paese, ho incontrato espositori di altre regioni tra cui l’azienda Il Cerchio (GR) che presentava un’ottima Ansonica, con una persistenza da far invidia a diversi rossi strutturati, oltre al Sangiovese (grosso) e l’Alicante. Nelle vicinanze esponeva l’azienda Conti di Novara dove la mia curiosità è stata rapita dal Boca. Boca…Boca… mi diceva qualcosa ma non riuscivo a ricordare. Così aspetto il mio turno dietro a persone che sembrava volessero restare lì per sempre. E in effetti le ragioni per restare c’erano davvero. La vignaiola (è lei che si è definita tale) Elena, mi presenta l’azienda e i vini; mi invita a iscrivermi alla mailing list per restare aggiornato sugli eventi e mi spiega come il Nebbiolo, in quella zona particolare (siamo sulle colline Novaresi), cresca su un terreno morenico, asciutto e acido, conferendo al
    vino una struttura estremamente elegante. Assaggio tutti i vini in degustazione, soddisfattissima, così tanto che mi dimentico degli appunti. Fortuna che per il Boca ero ancora in me. Mi riprometto di bissarli alla prima visita in cantina. Boca, la più antica DOC piemontese, Nebbiolo (chiamato da queste parti Spanna, in percentuale dal 70 al 90%) con Vespolina e Uva rara. Le bottiglie che generosamente versa Elena sono del 2005. Nel bicchiere abbiamo un vino elegante , importante, con una freschezza che porta immediatamente a volerne ancora. E’ sapido, asciutto, con profumi di viola. Non bisogna stupirsi dell’annata, questo vino regge tranquillamente oltre i dieci anni di imbottigliamento. Da disciplinare deve invecchiare almeno 3 anni di cui due in botte di rovere. Ne ho preso una bottiglia, so già che sarà poca.

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    Mi infilo tra i vicoli di Montaretto, e trovo un nugolo di gente accalcata davanti alla cantina di un produttore locale. Entro e trovo Emilio, dalla stretta di mano prodigiosa, che mi propone quanto coltiva nelle tanto belle quanto difficili terre di Framura. Assaggio un bianco, mi spiega che il Vermentino IGT ancora non è disponibile. “Questo è un vino da tavola” dice; “uva Bosco, Albarola e un po’ di Vermentino”. Sarà anche da tavola, ma solo per l’intensità dei profumi (nitido il sentore di mela grattuggiata, centrifugata, mi cattura il naso) potrebbe fare scuola negli assaggi di molte associazioni che si occupano di vino!

    Sul tavolone espositivo c’è il miele millefiori fatto dalle api che tiene nella zona soprattutto per l’importante servizio di impollinazione; ci sono le uova di galline libere e felici e vedo le bacche di mirto, anche se subito non le riconosco, sembrano appassite, poi comprendo: produce il liquore e quelle sono “usate”, e capisco anche perché in giro tra la folla sentivo spesso qualcuno che diceva “andiamo dove hanno il mirto!” e capisco anche che sono arrivata tardi, ha finito tutte le bottiglie degli assaggi! Ma ne ha ancora qualche d’una da vendere, per fortuna, potrò dire una volta a casa. Consiglio di tenerla nel freezer e vi assicuro che sarà difficile smettere. Produce anche olio EVO, inizio a pensare che si faccia un gran mazzo questo ragazzo. Assaggio l’olio in purezza, senza pane, sul cucchiaino tipo sciroppo. Delicato, come ci si aspetta dall’olio delle nostre riviere, e con un piacevolissimo e persistente “gambo di carciofo” finale. Direi ottimo da solo (per gli appassionati) ma lo vedo anche su insalate e e pesce grigliato. L’azienda Agricola è la “CA’ DI MARE” emilio.queirolo@gmail.com. Un po’ di pubblicità non guasta.

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    Saluto Emilio; Paola e Manuela che lo supportano nella gestione delle orde di avventori, e li ringrazio per l’esperienza entusiasmante. Mentre torno alla macchina con a fianco Valerio il fotografo ufficiale penso che Emilio era l’unico espositore della mia regione. Quanto siamo “riservati” noi liguri.

    Un po’ di riferimenti per chi fosse interessato ad approfondire quanto appena raccontato su Critical WIne 2013:

    http://www.castelloconti.it/

    http://www.ilcerchiobio.it/HomeIta.html

    http://www.lamorella-biologica.it/html/home.html

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