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    Quando un’evento riesce particolarmente bene, riproporlo può essere una sfida che può spaventare o intrigare notevolmente gli organizzatori. Per i “Degustatori Vino Genova“, l’approccio è stato il secondo: dopo il successo dell’anno scorso con Le Marchesine, si sono guardati un attimo attorno, hanno lanciato un tam tam sia online che attraverso il passaparola, hanno scelto una location (sul mare) che non fallisce mai… ed eccoci, tutti quanti sotto la passeggiata di Corso Italia di Genova a conoscere l’azienda Mirabella di Franciacorta.

    L’azienda nasce nel 1979 da un gruppo di imprenditori con la passione per il vino e la vigna. Oggi ha a disposizione 56 ettari di vigneto su terreno morenico, fresco ed asciutto posti sotto il lago d’Iseo per un totale di circa 430000 bottiglie. Caratteristica distintiva è la gestione integrata dei vigneti, con l’utilizzo di prodotti a basso impatto sull’ambiente e sull’uomo, l’utilizzo del 100 % di energia derivante da fonti rinnovabili, ossia massima attenzione al risparmio energetico, alle emissioni di anidride carbonica, alla qualità dell’ambiente. Inoltre, Mirabella ha ridotto al minimo i solfiti in cantina, utilizzano materiali quali vasche in vetro cemento che mantiene il più possibile la temperatura senza utilizzare troppo metodi indotti per scaldarla o refrigerarla. Insomma, massima cura all’ambiente, tanto da darsi una carta etica.

    La loro produzione è composta da tre tipologie di vino fermo e da quello che rappresenta il core business, le sei versioni del Franciacorta Docg. Noi ne abbiamo assaggiate quattro: Mirabella Franciacorta Brut, Mirabella Franciacorta Satèn, Mirabella Franciacorta Rosè, e la Cuvèe Demetra Brut Franciacorta. Durante il buffet che è seguito, abbiamo proseguito con la versione Magnun del Mirabella Franciacorta Brut.

    La versione brut è composta da 50 % Chardonnay e 50 % pinot nero. Uno champenoise al limite dell’extra brut coi suoi 6-7 gr/lt di zucchero, (la classificazione europea prevede per l’extra brut zucchero residuo sotto a 6 g/l) molto piacevole, sia al naso ove avverti la crosta di pane, il lievito ma anche una nota delicatamente floreale e di frutta bianca acidula che permane anche all’assaggio. Fresco sapido minerale, fragrante. E’ un vino da aperitivo ma anche da tutto pasto, che ti invita a bere, perfetto in serate estive come queste.

    imageSiamo passati al Franciacorta Satèn, 100 % Chardonnay (il satèn è una designazione esclusiva della Franciacorta, può essere prodotto solo da uve bianche. Come il nome richiama, questo tipo di champenoise si caratterizza per essere più morbido, satinato. Questo perchè la pressione delle bottiglie, per disciplinare deve essere sotto a 5 bar (normalmente per lo spumente è almeno 6) grazie alla quale le bollicine danno la sensazione setosa e vellutata). Il passaggio del 10 % di vino base in legno si sente sia nei profumi più fruttati che sul finale un po’più lungo della versione “base”che come dice la parola stessa, dato la metodologia di produzione, le bollicine sono più delicate, quasi “cremose”. Molto elegante.

    Il terzo, il Franciacorta Rosè, (posso dirlo?) non è affatto male. Anzi, mi è proprio piaciuto! Composto Chardonnay 40 %, Pinot Bianco 35 % e Pinot nero 25 %. I mosti vengono prodotti separatamente e successivamente assemblati, con il pinot nero che resta a contatto con le bucce18-24 ore. Al naso l’ho trovato profumato, mediamente intenso, in bocca fragrante e minerale. In bocca si sente piacevolmente la struttura del pinot nero. Lascia un bel retrogusto che ci ha preparato all’assaggio successivo.

    Il Franciacorta Cuvèe Demetra Brut: un blanc de blanc, 50 % Chardonnay e 50 % Pinot Bianco. 4 anni di affinamento sui lieviti, anche qui abbiamo lo zuccheraggio al limite dell’ extra brut (6 gr/lt). Uno spumante in cui si sentono maggiormente i sentori della seconda fermentazione, la crosta di pane appena cotto, il lievito ma anche l’essenza di agrumi, la frutta gialla, la ginestra. In bocca è fresco, floreale e leggermente fruttato, minerale e sapido. E’ secco, con un leggero finale amarognolo. Un Franciacorta raffinato ed importante.

    imageLa magnum che ha accompagnato il buffet ha confermato che il vino acquisisce in finezza, profumi ed eleganza quando l’affinamento avviene in bottiglia dalla maggiore capacità rispetto alla classica da 0.75 lt. Non in assaggio ma comunque da menzionare è l’“Elite”, l’extra brut dell’azienda senza solfiti aggiunti. Sono stati i primi a proporre questa tipologia di champenoise. Ricordo che per poterlo scrivere in bottiglia, il quantitativo dei solfiti totali deve essere sotto i 10 mg/l. Qui siamo a 9 mg/lt.

    Dal clima che si respirava, direi che la serata ha lasciato tutti soddisfatti, sia i più tecnici e curiosi di novità enologica che chi del vino apprezza solo la parte ludica, di aggregazione e svago. Azzardo anche che sentiremo presto parlare di questa azienda che, nonostante sia nata negli anni di altre case vitivinicole blasonate, non è ancora riuscita ad imporsi sul mercato, ma credo sia solo questione di tempo. Senz’altro glielo auguriamo!

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