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    Raramente ad una serata di degustazioni mi è capitato di pensare:” peccato non poter bere di più “. Analizzando la frase potrebbe voler dire o che reggo proprio poco, che ho non ho fatto le scelte giuste in occasioni precedenti o che l’evento aveva un qualcosa di diverso. Fatti i debiti raffronti, e con la sicurezza che pur senza eccedere, il mio allenamento sul vino sia costante (eh si.., sono convinta che per reggere ci voglia esercizio…), direi che la terza conclusione sia la più ovvia.

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    Ricade nel terzo caso Genova Wine Day, in piazza Campetto, pieno centro storico di Genova, all’interno dello splendido Palazzo Imperiale, da ricordare di visitare, per chi passa da Genova (l’edificio fu inserito nella lista dei palazzi iscritti ai Rolli di Genova, Patrimonio dell’umanità Unesco).

    imageGenova Wine Day ha portato a Genova circa una trentina di produttori con quasi duecento vini rappresentativi di gran parte dell’Italia, dalle bollicine ai passiti. Le aziende sono state selezionate dal gruppo Degustatori Vino Genova, sempre presenti dove si parla di vino. Curiosi e dinamici, i ragazzi che ne fanno parte sono sempre in esplorazione, tra Verona, Merano e Piacenza, Nizza, Bordeaux… e se in giro c’è poco? Poco male, trovano sicuramente una cantina da visitare. Magari solo per andare a salutare qualche loro amico produttore e, “già che sono lì”, fare scorta di vino.

    Grazie alla loro competenza, l’ evento è stato un successo, e non solo per il luogo e per i vini ma anche perché anche se Genova è una città grande, alla fine ci si conosce tutti e spesso ci si ritrova come ad un party con tanti amici senza essersi dati appuntamento: ci si consiglia, ci si confronta, ci si ritrova davanti un banco d’assaggio, due chiacchiere, un cenno d’ intesa ed ecco un indirizzo in tasca per una prossima gita fuori porta che porterà a conoscere luoghi, ritrovare persone e, molto probabilmente, ad un inevitabile acquisto.

    L’evento mi è piaciuto, sia perché giocando in casa non ho dovuto pensare all’etilometro, sia per il rapporto quasi amichevole creatosi tra assaggiatori ed espositori, sia soprattutto perché, da nord a sud, ho avuto modo di riassaggiare vini bevuti solo in loco (penso ad esempio ai vitigni dell’Etna di Cottanera) o che cerco poco, senza una ragione apparente, quale il Rossese di Dolceacqua, ma forse perché non avevo ancora bevuto Maccario dringenberg con i suoi Crù: Posau, Curli, Luvaira. E poi c’erano vini che apprezzo da sempre quali le bollicine de Le Marchesine per la sua difficilmente ineguagliabile eleganza e finezza, dal brut al saten e, per gli amanti del genere, per il suo fragrante rosé. image

    Ed ancora Coppo (credo che sarà prossimo un giretto nelle sue cantine. Le avete mai viste? Mai sentito parlare di Canelli e delle cattedrali del vino? (vedi il sito www.canellieventi.it), Le Tenute Cisa Asinari dei Marchesi di Gresy i cui vigneti si trovano tra le Langhe e il Monferrato, con la sua degustazione che spaziava dal dolcetto alla magnum del 1995 di barbaresco. Ho soddisfatto la curiosità di Arunda-Vivaldi e riapprezzato il Timorasso fermo con Walter Massa in carne ed ossa e scoperto il suo compagno di banco az. agricola il Poggio col suo gradevolissimo Timorasso fermo e spumantizzato.

    E poi ho rivisitato idealmente le terre più classiche del Chianti, e del l’Amarone. Un autentica scoperta l’azienda Marramiero sia per i bianchi Anima, Trebbiano d’Abruzzo Doc in acciaio, ma anche il metodo classico pinot nero/chardonnay sia brut che rosè, col loro bouquet ricco, complesso, e i suoi rossi col vitigno più rappresentativo d’Abruzzo, il Montepulciano: Incanto e Dante Marramiero, uno più intrigante dell’altro, estremamente concentrati e profumati, il Marramiero una marcia in più (per darvi l’idea,120 mesi di affinamento, di cui 24 barrique nuove e 6 anni ad affinare in bottiglia) …

    Di chiacchiera in chiacchiera, di assaggio in assaggio, tra un piattino di risotto e l’altro (che dopo un paio d’ore a base di vino e focaccia male non stava), ho concluso con un ben rye Donna Fugata. Unico vino – ahimè – che ho assaggiato di questa cantina.

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    Alla fine, dirigendomi verso il guardaroba, getto uno sguardo su tutto quello a cui ho rinunciato o bevuto superficialmente: Pellegrino la leggenda del Marsala, Puiatti (La Ribolla metodo classico) uno sguardo veloce alla sputacchiera… Ed un pensiero fugace che cancello immediatamente…no, versare il vino dal bicchiere oramai è prassi, ma sputarlo no. E con un sospiro, esco nella magica notte del nostro amato centro storico.

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    Tutte le cantine partecipanti: Agostina Pieri (Toscana), Arunda (Alto Adige), Bertani (Veneto), Bisi (Lombardia), Brezza (Piemonte), Canavel (Veneto), Coppo (Piemonte), Cottanera (Sicilia), Donnafugata (Sicilia), Le Marchesine (Lombardia), Maccario Dringenberg (Liguria), Marchesi di Gresy, Marramiero, Mastroberdino (campania), Mesa (Sardegna), Negro Angelo (Roero, Piemonte), Pellegrino (Sicilia), Puiatti (lombardia), San Leonino (Toscana), Sant’ Agnese (Toscana), Terenzuola(Toscana) tre Rose (Toscana), Val di Suga (Toscana), Velenosi (Marche), Vigneti Massa (Piemonte). Caiarossa (Toscana) e Alois Lageder  – (Alto Adige) per il biologico e biodinamico.

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