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    Dopo la pioggia dei giorni precedenti (con, letteralmente, tuoni fulmini e saette) e la giornata non proprio tersa, la serata di martedì organizzata presso i bagni Oasis dal gruppo Degustatori Vino Genova, presentava l’ennesima incognita di questa estate bizzarra. Ma evidentemente Giove Pluvio fa parte del gruppo, perché il cielo si è ripulito, il vento calmato e la temperatura veramente gradevole. Una splendida serata di fine estate in cui si è parlato e (soprattutto), bevuto francese, nella splendida cornice dell’Osteria Dell’Abbazia.

    degustazione-vini-francesi-genova-4Il relatore, un Massimo Ponzanelli in splendida forma, ci ha dato una sintetica ma esaustiva panoramica dei vini francesi che avremmo bevuto. Parlare dell’enografia francese o del loro sistema di classificazione a presentazione della serata è come voler snocciolare nel medesimo tempo tutti i vitigni autoctoni italiani. Impossibile. I vini assaggiati hanno rappresentato piccole chicche di questo mondo un po’ misterioso e complesso che i vini francesi rappresentano per noi italiani. Se pensiamo a loro, ci vengono in mente lo Champagne, il Bordeaux, il Beaujolais (nouveau soprattutto) e poi i vitigni francesi: il pinot nero, i cabernet, lo chardonnay, il sauvignon blanc e merlot, poi shiraz e gamay. Per quanto riguarda gli aggettivi andiamo su costosi, inarrivabili, complessi… Vero, tutto vero. Se ci fermiamo ai grandi Chateaux o alle Maison in Champagne. Ma non c’è solo quello e seguendomi nel giro che abbiamo fatto, si capirà che ho ragione.

    Noi suddividiamo idealmente l’Italia in Nord, Centro e Sud, in Francia le macro zone possono essere suddivise secondo il clima in zona continenale (Alsazia, Champagne e Borgogna), con inverni rigidi ed estati calde, una identificata da Loira, Bordeaux e parzialmente la zona sud est ove il clima atlantico porta importanti precipitazioni in inverno ed estati ventilate e calde. La terza ed ultima area è composta da Valle del rodano, Provenza, Lingua doc e Roussillion. Qui clima mediterraneo con inverni miti ed estati molto calde con una ventilazione che durante la maturazione estiva ne mitiga i danni. I vini degustati hanno coperto un po’ tutte le zone.

    Abbiamo aperto la degustazione con un Cremant di Borgogna. Vino spumante che fa in tutto 10 milioni di bottiglie, la maggior parte dei quali viene commercializzata in Francia. Dal 1850 fino al 1975 i cremant erano definiti vin mousseux. Cremant era riservata allo Champagne (un po’ come definire un nostro spumante Saten). Poi è divenuto il termine per individuare lo champenois fuori dalla zona degli “eletti”.

    mappa-franciaA differenza dello Champagne, i cui vitigni sono Chardonnay, Pinot nero e Pinot Meunier, che ha una permanenza lunga sui lieviti, questo viene da Pinot Nero Chardonnay e Aligotè e rimane 12 mesi sui lieviti. Vino più facile e fresco, più immediato e bevibile del classico champagne. Niente male, per stimolare le papille. Abbiamo proseguito con un Riesling Alsaziano. L’Alsazia è un territorio di circa 150 km al confine con la Germania, un’unica denominazione – AOC Alsazia – e il nome del vitigno. Di questi, i principali sono: Riesling, P. Grigio (o Tokay Pinot Gris), Gewurztraminer, Moscato d’Alsazia, P. bianco, Sylvaner e Pinot nero. Dai vitigni risulta chiaro come la regione sia nota per i vini bianchi con una certa aromaticità. Noi abbiamo assaggiato un Riesling molto giovane, interessante, lo si apprezzerà maggiormente tra qualche anno.

    Sempre in Borgogna, più a sud, nella Côte Chalonnaise, con denominazione Montagny, abbiamo bevuto uno Chardonnay in purezza, fresco sapido non molto strutturato ma molto piacevole. Ricordo che la Borgogna è nota per i vini bianchi molto strutturati e complessi. Il vitigno principe è lo Chardonnay per i bianchi e il Pinot Nero per i rossi. Le altre varietà di vitigni che concorrono alla produzione dei vini di Borgogna sono il Gamay conosciuto per il beaujolais nouveau per i rossi e l’Aligotè a bacca bianca, da cui si ottengono vini piacevolmente beverini e fruttati.

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    Scendendo ancora, mi attende una vino che non ricordo di aver bevuto prima: un igp dell’Ardechè, vitigno Viogner. Siamo a Nord del Rodano, vino sapido, particolarmente asciutto, con una chiusura di bocca amarognola. Un vino non facile che mi piacerebbe riassaggiare, magari non pasteggiando, per poter apprezzare al meglio quello che per me è stato il vino più particolare. In generale però nella Valle del Rodano troviamo soprattutto vini rossi (lo Shiraz è il vitigno rosso maggiormente utilizzato in zona e poi Cinsaut, Mourvèdre e Grenache noir). Da ricordare la AOC Tavel che produce esclusivamente vini rosati.

    Al contrario, La Valle della Loira, pur producendo rossi e rosati, è la patria indiscussa del Sauvignon Blanc anche se troviamo anche Chenin Blanc, Chardonnay e Muscadet, mentre le uve rosse sono il Pineau d’Aunis, Grolleau, Gamay, Cabernet Franc, e Pinot nero. In sua rappresentanza avevamo il Pouilly fumè prodotto a sud, nella parte centrale della Francia, che, assieme ai vini di Sancerre, e Pouilly-sur-Loire, rende celebre la zona. Qui il Sauvignon, grazie alle sua spiccata mineralità, si evolve in modo straordinariamente elegante e dalla sua tipica aromaticità si evolve prendendo note particolari, di pietra focaia, complesse, quasi affumicate. Anche in Italia abbiamo Sauvignon molto importanti, ma sono profondamente diversi, molto più bevili, freschi, con note agrumate e più tipicamente aromatiche.

    degustazione-vini-francesi-genova-2La zona della Provenza vinifica per il 60 % rosè. L’ AOC “ Côtes de Provence” è molto estesa, quindi i vini possono avere caratteristiche diverse fra loro per diversità di clima e suolo. I vini rosati, sono generalmente ottenuti dalle uve Grenache Noir, Cinsaut e Tibouren. I vini rossi invece da uve Cabernet Sauvignon, Cinsaut, Grenache Noir, Mourvèdre, Syrah e Tibouren I vini bianchi, generalmente sono prodotti con le uve Clairette, Sémillon, Rolle (il nostro Vermentino), e Ugni Blanc, (Trebbiano Toscano). Quello assaggiato non è stato affatto male, nonostante per i nostri standard partisse un po’ penalizzato per il colore, una buccia di cipolla piuttosto scarica.

    Con i rossi siamo ripassati nella Valle del Rodano. Questa è suddivisa da un lungo fiume fino a Valence. Come detto, lo Shiraz è il vitigno principe e la collina dell’Hermitage è considerata, con la “Côte Rôtie”, la più rinomata “appellation” della Valle del Rodano meridionale. Si tratta di una zona collinare dove il 10 % di questa zona viene impiegata per questo splendido vino. Noi beviamo il Crozes-Hermitage, altra appellation della zona. Intensamente profumato al naso, più breve e di minor struttura in bocca. Scendendo a sud, con clima decisamente mediterraneo, troviamo un vino piuttosto noto tra le nostre parti: Châteauneuf du Pape, prodotto utilizzando un bland di vitigni autoctoni piuttosto numeroso (fino a tredici), con prevalenza la Granache noir. Da notare che questo è il vino che ha avuto la prima Aoc (1932).

    Tra i rossi non poteva sicuramente mancare un Bordeaux. La gran parte delle persone quando la nomina, non sa che sta facendo riferimento quasi sempre al Medoc (avete presente i vari Château?) che è, appunto, ove si producono i grandi vini rossi con taglio bordolese (cioè con utilizzo di Merlot, Cabernet franc e Cabernet sauvignon). Proprio qui si è avuto il primo sistema di codificazione dei vini nel 1855 ad opera d Napoleone III. Questo sistema, che riguarda solo Medoc, classifica i vini in categorie chiamate Cru Classé e vanno dalla prima fino alla quinta. La più importante è la “Premier Cru” ove vi sono i più blasonati château. Zona assolutamente fortunata – oltre al microclima favorevole, un terreno particolare chiamato graves, ove i vitigni bordolesi si esprimono al meglio, la posizione commerciale (zona atlantica fra i due fiumi navigabili Dordogne e Garonne) che i francesi hanno sfruttato al meglio. Il nostro vino non era del Medoc ma della zona di St. Emilion (qui i vini sono classificati in Premier Grand Cru Classé – a sua volta divisa in gruppo A, di qualità superiore e gruppo B-, seguita da Grand Cru Classé e, infine, Grand Cru). Un vino che mi è piaciuto, meno profumato del precedente, più complesso in bocca, di buona acidità che ne rivelava la giovane età.

    Sempre con un Bordeaux abbiamo chiuso la carrellata: Scendendo rispetto alla zona del Medoc, troviamo Sauternes col suo “vino muffato” in quanto attaccato dalla Botrytis Cinerea, dalle spiccate e particolari caratteristiche (dallo zafferano alla frutta secca) che nel tempo danno complessità e unicità al vino.

    degustazione-vini-francesi-genova-3Bene, siamo giunti alla conclusione di questo veloce giro per la Francia il cui intento non era chiaramente esaustivo ma aveva solo lo scopo di incuriosire. Spero di esserci riuscita, e non aver annoiato troppo. Vini nel complesso giovani, carichi di promesse alcuni, altri da bere nell’immediato; taluni li ho apprezzati perché incontravano il mio gusto, altri perché diversi da quelli a cui sono abituata a bere. Dopo i vini, la bella serata, la compagnia, un quid in più alla serata l’ha dato il buffet. Semplice nella preparazione (il che ha aiutato nell’abbinamento coi vini) ma abbondante per quantità e assolutamente gustoso. Anche la formula buffet e degustazione libera (nel senso che ognuno sceglieva la sua sequenza dei vini e l’abbinava con quello che voleva, se voleva) mi è piaciuta.

    A fine serata, per gli amanti dei distillati sono state proposte anche tre grappe, gentilmente omaggiate dagli amici dell’Anag (assaggiatori di grappa) il cui corso di “Aspirante Assaggiatore” dovrebbe partire a breve. Per i dettagli vi ragguaglieremo prestissimo. Sotto, la lista dei vini della serata

    ALSAZIA: Aoc Alsace Riesling 2013, BORDEAUX: aoc Saint Emillon Crand Cru 2012, Aoc Sauternes 2012, BORGOGNA: Aoc Cremant De Bourgogne brut s.a; Aoc montagny 2012,; LOIRA Aoc Poully fumè 2013; PROVENZA:Aoc Cotes De Provence Rose’ 2013; RODANO: Igp Ardeche’ Viogner 2013, Aoc Crozes Hermitage 2012.

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