Tutto esaurito per la prima serata organizzata dal nuovo consiglio della delegazione genovese di ONAV, uscito vincitore dalle ultime elezioni di qualche mese fa e di cui vi avevamo già parlato in questo articolo. “Unendo l’utile al dilettevole”, la serata ha combinato una prima parte di presentazione del programma triennale del nuovo consiglio con una degustazione di tre annate del Taurasi Radici di Mastroberardino. Si parte subito quindi con una cantina blasonata, che ha fatto la storia enologica del Sud Italia e dell’intero stivale, assaggiando una delle sue etichette più rappresentative.

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    Massimo Ponzanelli, già perfettamente a suo agio nel nuovo ruolo di delegato, senza nascondere l’entusiasmo e un pizzico di eccitazione per questa avventura che sta attendendo lui e il nuovo consiglio, ha raccontato in modo completo e sufficientemente conciso la strada che la delegazione genovese vuole percorrere. Sono stati presentati obiettivi, programma, appuntamenti e informazioni utili per tutti i soci ONAV, ma anche per i simpatizzanti e futuri soci. Si parte ovviamente con la presentazione dell’intera squadra, un consiglio che è anche un gruppo di amici, un sicuro vantaggio per lavorare tutti insieme sugli obiettivi della delegazione.

    Se il buon giorno si vede dal mattino, già dalla presentazione, ordinata e precisa, così come la divisa ufficiale dei consiglieri, si intuisce la volontà a non lasciare le cose al caso, di conciliare gli aspetti conviviali e leggeri con la serietà e l’impegno istituzionale che un’associazione come ONAV richiede.

    Molti sono gli spunti della presentazione, a partire da quelli sulle degustazioni, a mio parere l’attività principale di una delegazione, che saranno basate su buon vino, non necessariamente blasonato, ma con etichette di sicuro interesse.

    Degustazioni da fare sempre con la scheda di valutazione ONAV e condotte in modo diretto e super partes da parte di ONAV, alternando serate tematiche a serate più tecniche. Importante è la conduzione diretta da parte di ONAV, con la quale ci si guadagna doppiamente, sia dando l’opportunità agli assaggiatori ONAV di essere più attivi e quindi di accrescere la propria competenza, sia manlevando l’ospite da quella scomoda posizione di “sponsor”, e altrimenti non potrebbe essere, della cantina ospitata, che per forza di cose rende la degustazione meno obiettiva.

    Nel programma, la delegazione si propone di sviluppare le classiche attività ONAV, quali eventi, collaborazioni con altri enti del vino e attività di formazione, tra le quali ho gradito particolarmente la volontà di organizzare un corso di secondo livello per assaggiatori, per chi vuole studiare ancora un po’, e non è mai abbastanza. Molto interessante anche l’opportunità di creare un gruppo di acquisto.

    taurasi-radici-mastroberardino-2007Si passa quindi alla degustazione del Taurasi, il vino più importante prodotto in Irpinia, zona dal clima continentale con grosse escursioni termiche, terra calcarea, argillosa e in parte vulcanica, già colonizzata e coltivata a vite in epoca greca e poi romana. Da qui il nome dell’uva, che da ellenica si trasforma in Aglianico, usata in pratica da quasi tutti i produttori al 100% per produrre il Taurasi, anche se il disciplinare ne impone un minimo dell’85%.

    Sono state degustate le annate 2007, 2006 e 1998 del Taurasi DOCG Radici di Mastroberardino, affinato 30 mesi in legno, 40 mesi in bottiglia. Si parte con il 2007, dal colore rubino carico, molto luminoso, che preannuncia una probabile buona acidità. Al naso frutta rossa, ciliegia su tutte, molto puliti e precisi i sentori. E poi, nota erbacea, pepe bianco.

    All’assaggio si percepisce una spiccata acidità, poi il tannino. Per questa annata, l’equilibrio non è ancora stato raggiunto, si deve dare ancora un po’ di tempo al vini per evolvere. Interessante, come sempre nelle verticali, confrontare questa annata con le successive, per capirne l’evoluzione, senza dimenticare però che ogni annata ha le sue peculiarità.

    Più evoluto il 2006, dallo stesso colore, rubino carico, ma al naso più fine, con la frutta rossa, ciliegia su tutte, dal sentore molto pulito e preciso. Si percepiscono, anche se non in modo esplosivo, note terziarie, balsamiche e di tabacco. All’assaggio l’acidità è meno spiccata, il gusto è più cremoso e rotondo, lungo ed equilibrato. Un solo anno di differenza, complici le annate, presenta un vino decisamente più avanti nella sua maturazione.

    Infine ecco l’annata 1998, da aprire con qualche ora di anticipo, all’inizio nel nostro caso un po’ chiuso, da far ossigenare. Il colore è molto più intenso, all’olfatto emergono note di tamarindo, caffè, oltre alla frutta, in questo caso decisamente più matura. Incredibile come, anche se il vino ha quasi 20 anni, rimanga evidenza dell’acidità all’assaggio, peculiarità dell’Aglianico, che non scompare con gli anni. Il tannino, invece, è molto più morbido, indice del fatto che il vino sia pronto da bere. Così come noi, pronti ad accompagnare il nuovo consiglio nelle sue attività.

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