Dopo l’appuntamento dedicato al Taurasi, che ha inaugurato il nuovo corso della delegazione genovese di ONAV, a distanza di una settimana ci si ritrova per un’altra degustazione di alto livello, con due ospiti di eccezione: il Presidente Nazionale ONAV, Vito Intini e… lo Champagne.

    La serata ONAV Genova, condotta dal Presidente Intini, è stata divisa in due parti. La prima è incominciata con una doverosa presentazione del presidente, in carica da 5 mesi, degli obiettivi da raggiungere durante il suo mandato triennale, La seconda parte, quella didattica, ci ha permesso di degustare 6 diverse etichette di Champagne di 6 diversi produttori, tutti “recoltant manipulant”, ossia che vinificano e imbottigliano le proprie uve. Intelligente la scelta delle 6 bottiglie, in grado di fornire una panoramica completa dello spumante più famoso al mondo: diversi erano i dosaggi, le uve utilizzate, le zone di provenienza e le modalità di vinificazione.

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    Ma facciamo un passo indietro. Il Presidente inizia la serata raccontando tutte le nuove iniziative messe in campo da ONAV in questo periodo di nuovo consiglio, segnando un cambio di ritmo rispetto al passato, che si ripercuote sulla struttura organizzativa, dall’aumento dei soci diventati operativi dislocati in tutta Italia, forze nuove necessarie per realizzare il programma, e si sa che le risorse non sono mai abbastanza… Tra i primi successi c’è sicuramente la Consulta Nazionale del Vino Italiano, di cui ONAV è capofila, una consulta nazionale che coinvolge assaggiatori e sommelier e che ha tra i suoi primi obiettivi, un maggiore riconoscimento istituzionale dei vari ruoli legati al vino. E ancora, lavori in corso per creare il giornale elettronico, il corso di terzo livello per assaggiatori e corsi specifici dedicati a non udenti e non vedenti.

    Il Presidente Intini, considerando anche l’alto livello medio della platea, fa una panoramica velocissima sulle informazioni base relative allo Champagne, concentrando il suo tempo e la nostra attenzione su “chicche” e aneddoti che raramente si ha l’occasione di ascoltare. Non tutti sanno ad esempio che la francese Blanchette De Limoux, vinificata con il metodo “ancestral”, ha una storia ancora più antica dello Champagne ed è quindi a tutti gli effetti il primo vino spumantizzato della storia.

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    Interessante anche l’organizzazione e il metodo con cui è stato sviluppato, già nei secoli scorsi, lo Champagne e la sua produzione, cosa sulla quale a livello di Sistema Italia dovremmo riflettere. Molti sono i servizi offerti ai produttori di Champagne da parte dello Stato, come ad esempio le presse e gli imbottigliatori sociali presenti in pratica in tutti i paesi. I produttori devono però anche sottostare alle scelte prese centralmente, scelte fatte con lungimiranza, anche se a qualcuno potrebbero non piacere. Emblematico è il caso della decisione di estirpare nella zona di Troyes le piante di Gamay, storicamente presenti nella zona ma giudicate non idonee alla produzione dello Champagne e più adatte alla zona del Beaujolais: dovette intervenire l’esercito ma non si ritornò sulla decisione.

    L’attuale prestigio dello Champagne dà ragione alle scelte dello Stato, con cantine che hanno una storia anche di 300 anni, una capacità inimitabile di garantire vino di qualità e con caratteristiche stabili nel tempo, ed esperienza tale da riuscire a prevedere come evolveranno i vini tra molti anni. Aiutati anche dai volumi in gioco: si dice che le cantine dello Champagne abbiano una “riserva” di vino per 7 anni… facendo due calcoli, in pratica due miliardi di potenziali bottiglie già pronte. Considerate che la vendemmia media di una Cuvée può raggiungere anche i 17 anni… Un’altra curiosità è che nel produrre champagne, il millesimo non è molto gettonato: meno del 4 % di champagne è millesimato.

    Se avete avuto pazienza di leggere fino a qui, ecco come è andata la degustazione. Si è partiti da come bisogna valutare lo champagne, dalle bollicine fini, persistenti, che devono salire a fatica incontrando la struttura, la spuma che sparisce velocemente ma che lascia un collare sul bordo alto. La bollicina dovrebbe far percepire una crema, non si deve aver l’impressione di una gassatura violenta ed esplosiva, come quella dell’acqua minerale. Al gusto è fondamentale l’acidità citrina e agrumata. Per esser potenziali ottimi Champagne, bisogna partire da basi molto acide, le evoluzioni del liquido “sur lie” (sui lieviti) è praticamente zero nel primo anno, cresce dopo i 5 anni. Per avere un ottimo champagne, bisogna avere una permanenza media di 48 / 60 mesi. Sul dosaggio è… questione di gusti.
    Nell’abbinare lo champagne, i francesi mettono pas dose e rosè a tutto pasto, anche carne, quinto quarto etc,. Tenete conto che i loro rosè sono molto acidi e reggono benissimo piatti strutturati. Brut a pesce, frutti di mare, verdure e carni bianche.

    In degustazione:

    1. Aubry, Brut Premier cru s.a. Il colore pur se luminoso ha una vena ramata, bollicine piuttosto fini. Al naso, a bicchiere fermo frutta rossa, leggera ma persistente, lieve tostatura da frutta secca, pulito. Alla rotazione si aggiunge anche una lieve nota burrosa, burro di nocciola, leggera nota floreale. Se si ferma la rotazione, prevale di nuovo il frutto rosso. In bocca si sente l’agrumato, del pompelmo. Ha corpo grazie all’uva a bacca rossa, leggero glicine. Molto persistente la nota di agrumi. L’equilibrio di note dure e morbide e la persistenza retrolfattiva in questo vino sono eccellenti.

    2. Franck Pascal brut nature “Reliance”. Di un bel giallo dorato, si avverte la mela grattugiata (fenolo, ossidato), è il timbro dello chardonnay evoluto (passaggio in legno), in altri vini arriva a connotazioni più estreme. Qui ha una tendenza ossidativa ancora non al limite. In bocca il finale acidico-amaro che lo rende anche secchissimo. Molto persistente, grande massa estrattiva. Tecnicamente molto interessante. Meno armonico, rimane persistente la buccia di limone amara del primo.

    3. Chartogne-Taillet brut millesimee 2008. Burroso, sapido, nota di mela, complesso, pulito, in bocca è ricco, quasi grasso, quasi cremoso in bocca, spuma e molto fini, sottili, cremoso sembra meno acido perché c’è struttura e corpo bella spalla fa sentire meno acidità. E’ un millesimato, non una cuvée, interessante e buon rapporto qualità prezzo della zona.

    4. Jacques Selosse, Blanc de blancs Grand Cru extra Brut “Version Originale”. Solo 200 bottiglie importate in Italia Staziona sui lieviti 4 anni, non è dosato, rabboccato con lo stesso champagne. La colorazione dorata demarca i 48 mesi sui lieviti dello chardonnay. Bollicine molto abbondanti. Nota minerale molto forte, mela (chardonnay). Ha ancora margine per stare in bottiglia. Molto acido, con nota citrina, sembra quasi un vino. Ha un liqueur gradevolmente amaro, sapido, radice (genziana, rabarbaro). Come terziari, ecco la liquirizia, il marzapane e il torrone, molto evidente.

    5. Egly ouriet, Blanc de Noirs Grand Cru –Vieilles Vignes “Les Crayères”. Terreno gessoso. Vinificato totalmente in legno, è pinot nero al 100%. Il giallo è dorato, quasi ramato, al naso è notevole, si riconosce la pasticceria, leggera tostatura, burro di nocciola, crosta di crostata (scusate il gioco di parole). Grande persistenza, armonia olfattiva, rese basse vigne sopra i 50 anni.

    6. Ulysse Collin Rosè de saignee Premier crù Extra Brut. Leggermente affumicato al naso, a bicchiere fermo. Più fruttato, si sentono lampone, cassis, petali di rosa al giro. E’ molto “vinoso”, ha un tannino che lo rende più significativo in bocca che al naso. E’ lunghissimo. Ha un’acidità che non copre la gradevolezza all’assaggio. Con i suoi 48 mesi sui lieviti, è ancora freschissimo. Uno champagne molto particolare.

    La degustazione è stata molto interessante, e il grande applauso conclusivo che congedava Intini ne è stata la conferma.

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