Si è svolta a Genova, prima del consueto appuntamento annuale di Villa Favorita, l’anteprima di Vinnatur 2015. L’occasione era ghiotta, un evento enologico nello storico palazzo della borsa di Genova, che peraltro non avevo mai visto, dedicato ai tanto famosi quanto “controversi” vini naturali. Il mio punto di vista è semplice: più il vino è naturale, a patto che non si scenda a compromessi con la qualità, meglio è. Ma l’essere naturale non deve essere una scusa per giustificare gli eventuali difetti del vino.

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    Espletati gli obblighi di registrazione ed entrata nella sala, la cornice non ha fatto rimpiangere il chiostro di Sestri Levante con vista su Baia del Silenzio. La lista che avevo preparato era molto breve: tre o quattro produttori che conoscevo, poi tutto istinto ed empatia. In queste occasioni, in cui ho bisogno e voglia di conoscere, cerco chi racconta la sua storia, ti fa entrare nel suo modo di vedere le cose. Abbiamo assaggiato molti vini, complice anche l’aver raggiunto l’evento a piedi ed aiutati da ottimo pane e ottimi saluti che hanno accompagnato la degustazione, e non siamo stati delusi.

    Siamo partiti con l’unico rappresentante ligure, Legnani Terminati Stefano e il suo Vermentino, forte dei suoi 4 giorni sulle bucce e 0.29 di solforosa solo in deraspatura. Colore limpido e paglierino, al naso profumi di fiori bianchi tenui, forse un po’ erbaceo, sia al naso che in bocca, mentre la versione più importante, il loup de garou è limpido e cristallino, anch’esso giallo paglierino tenue ma decisamente più profumato, fiori quali il tiglio, la ginestra, ma anche frutti bianchi. Piccolo come la maggior parte dei produttori presenti, ma diversificati nel settore agricolo, produce circa 4000 bottiglie. Se lo volete assaggiare, o lo andate a trovare in cantina o dovete fare un viaggetto, perché, ci dice, che l 80 % del vino finisce in Giappone.

    Poi è stata la volta dell’azienda di Franco Terpin, posta nel Collio, vicino alla Slovenia. I suoi vini sono marchiati dalla zona di produzione, nell’ acidità, nella freschezza, nei profumi che non ti aspetti, un carattere “diverso” (E penso alla sua Ribolla gialla, confrontata ad altre “banali” e semplicine, un po’ stereotipate che mi sono capitate nel bicchiere. Nessun filtraggio, lieviti indigeni, fermentazione naturale e una lunga. Ecco poi Lo Jakot, che fa il verso speculare al Tokaj. E’ il vino più famoso di Franco Terpin, qui dimenticatevi i gialli paglierini e i luccichii. Questo è un vino che più che riflettere, la luce se la mangia. Senti il miele d’acacia, l’albicocca essiccata. Il naso è vellutato e morbido, ma preannuncia la freschezza che ritrovi in bocca.

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    Abbiamo ripassato i vini di Cà Del Vent, da non perdere, visto che regalano sempre grandi soddisfazioni. Quest’anno le bollicine mi hanno deliziato. In assaggio vi erano i seguenti Franciacorta pas operè, ossia senza alcun intervento al termine della fermentazione, tutti millesimati: il 2010 chardonnay e pinot nero, il 2010 chardonnay in purezza e il 2008 chardonnay sospiri in purezza. Tra i rossi, spicca il cabernet sauvignon 2011, che fa ben 16 gradi alcolici, pienissimo e fresco.

    Bello l’incontro con la cantina Mondo Antico, dove abbiamo assaggiato un pregevole chardonnay 2014 vendemmia tardiva. Ottimo anche lo Chardonnay di Piccinin, lungo e pieno, dalla spiccata acidità. In entrambi i casi, i ragazzi parlano, raccontano il territorio e si raccontano, è un piacere assaggiare così come conoscere ed imparare qualcosa sulle persone che lavorano con passione per produrre questi vini.

    Analogamente, con soddisfazione abbiamo scoperto l’azienda Tunia, le due titolari enologa e “pr”, addetta commerciale, si prodigano e spiegano, e ti ritrovi quasi a fare una degustazione guidata. Il Chiarofiore 2012, trebbiano e vermentino, ha un naso intenso ed armonico; in bocca la leggera dolcezza – data dalla vendemmia tardiva e dall’aver portato a termine la fermentazione malolattica – è resa piacevole da un’ acidità e una mineralità ben presenti. Il consiglio è di berlo abbastanza fresco, ma non freddissimo, intorno ai 14°. E’ un vino bianco che ha senz’altro la capacità di durare a lungo nel tempo. Da notare le 4 diverse vendemmie, tre a settembre, la prima per raccogliere l’acidità e una tardiva a novembre. E ancora, ecco il chiasso buio sangiovese rosso 2009 e 2010, che punta più sull’eleganza che sulla forza, e che mostra già dei tannini molto delicati ed un’ampia gamma di aromi che potrà solo arricchirsi col tempo. Infine, proviamo il cabernet sauvignon 2009 cantomoro, un’annata non facilissima. Il segreto è stato forse l’averlo lasciato sulla pianta molto al lungo, per evitare che le note vegetali avessero il sopravvento sul resto. Per il resto si sente la frutta, le note balsamiche. Un buon cabernet.

    Qualche altra incursione dallo stra-bevuto ed assaggiato Cancelliere, con le diverse versioni dell’ottimo Aglianico, sempre gradevole in tutte le sue forme, dall’Aglianico IGT solo acciaio ampio, con i suoi tannini ruvidi, all’Aglianico DOP, che ha trascorso 18 mesi in botte grande e 2 in bottiglia, fino al Taurasi 2007, assaggiato dopo i suoi 5 anni in botte grande e 2 anni in bottiglia.

    Ne lascio fuori tanti, lo so, alcuni bevuti, altri che non ho assaggiato ma di cui ho sentito un gran bene (il confronto o sentire i commenti davanti ai banchi di assaggi mi diverte e mi istruisce, incuriosendomi).

    Un commento conclusivo: quando i vini sono definiti naturali e li assaggiamo, spesso troviamo quel paio di difetti che ci fanno commentare “i vini naturali, bio, biodinamici… tutti così”. E scuotiamo la testa dolenti, infilando tutti i vini nello stesso calderone. Non è così. E occasioni come questo sono uno stimolo alla ricerca di vini naturali di qualità, ed ovviamente di proprio gusto. L’evento 2015 non mi ha delusa, anzi, rispetto agli altri anni il livello qualitativo è globalmente cresciuta. Peccato non essere stati  a Villa Favorita per un paio di ripassi e perché no, anche un paio di acquisti. Se qualcuno si è trovato a passare da li… mi faccia sapere i suoi commenti!

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