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    Una piacevolissima, istruttiva, chiacchierata tra amici.  Ecco come potrei definire la serata di degustazione con Michela, una delle tre sorelle Marenco che portano avanti con grande successo e soddisfazione la Casa Vinicola Marenco di Strevi, fra le colline dell’Alto Monferrato, patrimonio di famiglia che nasce con la Cascina Marchesa nella Valle Bagnario, zona vocatissima. Istruttiva perché ho assaggiato delle autentiche novità, piacevolissima perché l’entusiasmo della signora Michela è stato coinvolgente.

    Siamo partiti con il Carialoso 2011 da uve caricalasino vecchio vitigno di probabile origine ligure,  ma arrivato in Piemonte dove ha trovato caratteristiche pedoclimatiche più favorevoli. In Piemonte, nei comuni di Alessandria e Novara  lo stanno reimpiantandolo con un discreto successo sia la famiglia Marenco che altri (pochi) produttori. Michela ci dice di non confonderlo col barbera bianco da cui differisce sia per la maggiore carica aromatica che per la forma e la dimensione del grappolo meno compatta. Imbottigliato sempre l’anno dopo la vendemmia, si presenta giallo paglierino con riflessi verdolini.  Al naso fine, persistente, floreale, anche di mela gialla non particolarmente matura, fiori di acacia, biancospino, ribes bianco, delicata vena aromatica. In bocca si sente l’acidità che gli conferisce freschezza, è secco e abbastanza persistente. La mineralità che si percepisce al palato bilancia gli zuccheri residui e gli alcoli (da cui una discreta sensazione termica), questi ultimi contrastano l’acidità elevata. Il retrogusto conferma il vegetale e fruttato del naso. Dopo questa prima scoperta, eccone un’altra: da un incrocio varietale di nebbiolo del Dronero e dal vitigno barbera, ottenuto nel 1938 dal prof. Giovanni Dalmasso, illustre ampelografo dell’epoca, ecco il barbarossa, dalle cui uve nasce il Redsunsrise 2009. Il nebbiolo del Dronero ha buccia spessa e scarso colore ma ha tannino, il barbera invece ha colore ma poco tannino.

    Il Redsunrise “prende” quindi il meglio dai due: il colore rosso rubino carico con  riflessi porpora dal barbera, al naso si sentono aromi secondari (e qui interviene il nebbiolo), quelli da post fermentazione, Note vegetali legate alla erba, cortecce, si avvertono piccoli frutti rossi maturi, ma non troppo (mora, rovo) ed anche una certa speziatura (pepe bianco), decisamente fine. In bocca si sente l’alcol con sensazione pseudotermica riequilibrata  dalla freschezza (infatti si sente spiccata l’acidità) e dal tannino del nebbiolo. Persistente, lungo.Ha margini di invecchiamento.

    Dalle novità siamo passati alle certezze: Brachetto d’Acqui Docg (da non confondere col Brachetto Piemonte Doc)e Moscato. In zona rappresentano l’eccellenza. Marenco la rappresenta col Pineto Brachetto D’Acqui DOCG 2011. Il brachetto per riuscire a mantenere e valorizzare gli aromi, deve essere vinificato a bassa temperatura, di modo che emerga nitidamente la nota di floreale ma anche il fruttato e nel contempo avere un colore limpido e brillante E qui direi che il produttore c’è riuscito magnificamente. Colore rosato brillante, profumatissimo, fresco, piacevole, nota floreale (rosa) e fruttata, buona acidita’. In bocca oltre al lampone si sente la ciliegia matura, ha lunga persistenza. Il corpo è leggero ma ha un grande equilibrio.

    Per restare in tema abbiamo ancora lo Scrapona Moscato D’Asti DOCG 2011, uve moscato bianco: colore giallo paglierino riflessi dorati, naso corredo aromatico ricchissimo con prevalenza di aromi primari (quelli dell’uva), floreali sambuco, acacia ,gelsomino, mughetto, in bocca la dolcezza on stanca in quanto e’ riequilibrato da buona acidita’, fresco, lieve effervescenza che lo rende gradevole al palato (note di mela essiccata ed erbe aromatiche quali la salvia, agrumi canditi appena accennati.

    In ultimo ma sicuramente non ultimo abbiamo il Passrì di Scrapona – Strevi DOC, moscato passito vendemmia 2008.  Pochissime bottiglie, 2 ht terreno vitato. Profumo intenso e dolcemente fruttato, colore oro, note di frutta secca (albicocca), miele, in bocca ritrovi ciò’ che senti nel profumo, con aromi di vaniglia. Finale lungo e persistente.

    Ricordiamo che la DOC vino passito di Moscato “Strevi” è una denominazione comunale. Solo Strevi e Loazzolo col suo Moscato sono riusciti ad avere.

    Ultima nota, considerato che siamo sotto le festività e il dolce è compagno di parecchie giornate, consigliamo col brachetto un abbinamento con  dolci con frutti rossi che valorizzino gli aromi ampi (crostata o bavarese con mirtilli e fragole. L’importante che non siano troppo freddi, a temperature basse perdi profumi e il palato viene inibito.

    Col passito il pandolce basso genovese per esaltare vicendevolmente la frutta secca. Col moscato d’asti la pasticceria secca in generale.

    E a chi invece l’abbinamento per concordanza sul dolce proprio non va giù (ma tenete presente che un ottimo brachetto o moscato, hanno una effervescenza e freschezza che ripulisce la bocca ed esalta il dolce, non stucca, come invece pensano i più), provate il moscato freddo, come un aperitivo e brindate con le mitiche, intramontabili bollicine, dolci o secche, ma bollicine!!! Tanti auguri a tutti!

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