Domaine-Jacky-Marteau

    Il Sauvignon Blanc è un vitigno con patria francese, forse originario della Gironda che, come per altri vitigni definiti cosmopoliti (Chardonnay, Cabernet Sauvignon, Chenin blanc, Merlot,…) si adatta a qualsiasi fascia climatica, è quindi tra i più coltivati al mondo, e, ancor più importante, tra i più consumati. E’ un vino dall’aromaticità unica con sentori vegetali-erbacei che lo rendono piuttosto riconoscibile anche dai meno esperti. Responsabili di questo sono le sostanze volatili chiamate tioli. Essi sono diversi fra loro ed ognuno con proprie specificità chimiche che si declinano in differenti aromi. Si possono trovare sia nell’acino che sulle bucce e  saranno più o meno intensi secondo il grado di maturazione dell’uva, del territorio, del clima, (il cosidetto terroir) che, assieme al metodo di vinificazione, avendo chiaro cosa estrarre dall’uva, contribuiscono ai diversi stili e sapori del vino.

    sauvignon-blanc

    Se, ad esempio, si effettua una macerazione sulle bucce, si estrarranno anche i tioli che sono in esse e, assieme al grado di maturazione delle uve e dal terreno, avremo determinate caratteristiche (ad es. il fruttato quali bergamotto e lime) che un vino da Sauvignon vendemmiato in maniera precoce o coltivato in zone dove il clima è più umido non avrà (erbaceo, fino alle verdure cotte). Ancora, con fermentazione a temperature più alte, guadagno ciò che deriva dai precursori degli aromi ma perdo i tioli volatili. Senza dilungarsi in tecnicismi da enologi, diciamo che gli aromi tipici del sauvignon vanno dall’erbaceo al peperone verde (per questo concorrono anche le metossipirazine, ma non è la sede per parlarne…), al fruttato agrumato (bergamotto, lime), alla pesca bianca, mela verde, melone, uva spina, passando per x la crosta di pane, cocco, burro, noce moscata frutta secca (nocciola), la vaniglia (soprattutto nei vini che fanno legno),  addirittura alle verdure cotte (soprattutto se coltivato in zone umide). Quindi stili e sapori differenti in funzione di diverse concause.untitled

    grappolo di sauvignon blanc

    Questo vitigno fertile e rigoglioso, ama i suoli silicei marnosi come nella Loira, e grazie al terreno leggero e poco argilloso dell’Alta Loira da vita a stupendi sauvignon quali il Sancerree il Puilly Fumè, i primi affinati soprattutto in acciaio, i secondi destinati ad invecchiamento anche con passaggio in legno. Sempre in Francia si esprime molto bene anche nella zona di Bordeaux con vini bianchi secchi… da dimenticare in cantina per un po’ di anni (es. Graves); o ancora, nella zona di Barsac, Sauternes, Monbazillac coi loro muffati; nel Entre-doux-mer, nel Touraine ove il terreno è molto profondo e detritico e le temperature fresche.

    Questa qualità di uva non ama i climi piovosi ed umidi (ha gli acini fitti e serrati quindi facilmente soggetti a marciumi). Al di fuori della Francia lo troviamo in Sud Africa, in Australia, in California, Spagna Centrale, Romania, Moldavia, in Cile, in Nuova Zelanda ove il clima è asciutto, ventilato e fresco, ottimo per i vini bianchi.

    In Italia i migliori, ad oggi, li si trova soprattutto nella zona del Collio e del Grave in Friuli (zona piana vicino al Piave) e in Alto Adige. E’ presente fino ad un’altezza di 850 m.s.l.m., in particolare ove ci sono forti escursioni, che il Sauvignon non teme.

    Lo si conosce anche come blanc fumè per la patina grigiastra che ricopre gli acini e, agganciandosi a questo, in California i produttori hanno cercato di creare una propria identità vinicola chiamandolo Fumè Blanc, ricercando un associazione ideale col più nobile puilly fumè e creando contemporaneamente un’identità nuova ed unica, nonostante i vitigni siano praticamente solo quelli francesi. E’ chiamato anche muskat sylvaner in Austria e Slovenia.

    dillons.point

    Ho partecipato ad una serata in cui erano presenti in ordine di assaggio: un sauvignon francese, uno cileno, uno neozelandese e due italiani.

    1) Touraine Sauvignon 2012 Domaine Jacky Marteau. Colore scarico ma molto brillante. Il naso viene subito colpito dal profumo intenso di agrume, frutto della passione che un po’ si perde nel finale risultando più leggero, non invadente. In bocca ha una buona aromaticità, una nota vegetale sia al naso che in bocca, tipico, di foglia di pomodoro. Questo Sauvignon è saporito, ha spiccata acidità, sottile di corpo, fresco acidulo con leggero cenno zuccherino. Elegante. La AOC Touraine è una zona ampia nel cuore della Loira ove la vite è coltivata in fondo valle ed il terreno è maggiormente argilloso. Le piante producono molto ma vini più leggeri, beverini e meno blasonati di quelli nominati in precedenza. Questo vino ne è una buona espressione.

    2) Dillons Points a “Giesen Sauvignon 2011” di Marlborough, Nuova Zelanda. E’ uno dei maggiori produttori di Sauvignon blanc. Marlborough è nota e proficua zona di produzione dei vini, soprattutto di Sauvignon blanc. Vent’anni di sperimentazioni con vitigni che gradiscono climi freschi e soleggiati con buone escursioni termiche hanno portato alla conclusione che il sauvignon viene particolarmente bene rispetto ad altri quali ad esempio il muller o il riesling. Difatti qui il vino assume caratteristiche uniche al mondo: grazie a particolari tioli volatili (3 MHA e 3 MH), le caratteristiche che spiccano sono quelle relative agli aromi fruttati tropicali (maracuja), ma anche mela peperone ed asparagi, al punto che i Sauvignon Blanc di quella zona da un punto di vista didattico sono citati come esempio di compendio del “tipico sauvignon”. Nel vino che abbiamo assaggiato prevale un po’ troppo la parte vegetale e minerale idrocarburica, anche se poi risulterà il più rotondo dei cinque.

    sierra_grande3) Sierra Grande Sauvignon 2012 Vino della Aconcagua Valley, Cile. Vino dal colore più giallo degli altri ma comunque chiaro. In bocca ho avvertito subito l’acidità, poi la nota vegetale forte e una spiccata mineralità pur con un residuo zuccherino importante. In Cile la viticoltura si pratica soprattutto ai piedi dei monti e beneficia delle correnti calde del pacifico, di un terreno vulcanico, e da forti escursioni termiche. Le piogge invernali, il freddo delle Ande e l’assenza di gelo con umidità bassa fanno il resto. Il risultato è un vino armonico al naso, con un’acidità che fa salivare molto. Alla fine della degustazione, nella fase del riassaggio per capirne l’evoluzione, è quello che meno è cambiato nel bicchiere. Il palato è molto coinvolto, c’è molto estratto , la sua “acidità” rimane pressochè inaIterata. Da notare il tappo a vite, giustificato dal fatto che, come ho già scritto in tal senso, impedendo totalmente lo scambio con l’esterno, i vini bianchi piuttosto aromatici e delicati vengono preservati nelle loro caratteristiche e ne allunga la loro vita “varietale”. Il Sauvignon blanc cileno non deve essere confuso con altro vitigno largamente coltivato che è il Sauvignonasse o Sauvignon Vert che parrebbe corrispondere al nostro Friulano. Esso ha meno acidità, meno carica aromatica vira a note più floreali che fruttate.

    4) Camillona il Cascinone Sauvignon 2012, Vino Piemontese. Siamo in val Bormida, quindi in una regione, quella Piemontese, ove in generale non ci sono le condizioni migliori per far esprimere questo vitigno, salvo dove viene coltivato in colline abbastanza alte, ben soleggiate e areate. In questa zona dal microclima particolare, dalle forti escursioni termiche queste condizioni sono assicurate grazie ai venti freschi che scendono dalle Alpi. Questo vino non ha acidità pungente come i precedenti, più floreale e caldo nel finale. E’ un buon vino, di corpo, ma non ritrovo le caratteristiche del Sauvignon, né per acidità, decisamente appena avvertibile né per sensazione aromatica, molto bassa. Si avverte il residuo zuccherino, il sapore fruttato (maracuja, melone bianco) ma a mio avviso, ad una degustazione alla cieca, pur sapendo di quale vitigno si trattasse, non l’avrei identificato come sauvignon blanc.

    sanct.valentin

    Il quinto vino è anch’esso italiano ma dalle caratteristiche totalmente differenti.

    5) Alto Adige Sauvignon Sainct Valentin 2012 – Cantina produttori San Michele Appiano. Il colore è piuttosto tipico, giallo paglierino dai riflessi verdolini. Profumo più dolce rispetto ai precedenti, meno aggressivo ma ampio e complesso, con sensazioni fruttate di agrumi e di pesca bianca. Lievi si avvertono anche sentori erbacei. In bocca ha la stessa carica aromatica del naso. Al palato è secco, rotondo e morbido, fine. Decisamente di corpo, la sua carica persiste anche nelle sue (lunghe) sensazioni retrolfattive. Penso sia un’espressione piuttosto alta di sauvignon.

    Concludiamo con i consigli sugli abbinamenti. Il Sauvignon, per le proprie caratteristiche, non è un vino facilissimo da abbinare. Certamente è indicato come accompagnamento di carni bianche e  pesce. Oserei con un primo al tartufo, crostacei, piatti che abbiano la stessa aromaticità ma che possano beneficiare dell’acidità per “ripulire la bocca”, quali la paella di pesce o il risotto al curry, dove le spezie nel piatto spadroneggiano. Ma il Sauvignon va bene anche in presenza di ingredienti affumicati, come speck o salmone, se in accompagnamento con ingredienti grassi, quali burro o panna. Certo è che più complesso è il piatto, più rotondo e di corpo deve essere il vino. Insomma… non basta dire Sauvignon.

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