L’Osteria La Forchetta Curiosa di Genova propone, domenica 21 ottobre 2012 dalle ore 20:00, una serata davvero “naturale” in compagnia di Francesco Maule che presenterà i vini della sua azienda: “La Biancara”. Il padre Angiolino Maule è un produttore di vino naturale e Francesco collabora nell’azienda familiare.

    In abbinamento alla degustazione, viene proposto per la serata il seguente menù:

    – Tortino di castagne con crema di Montebore abbinato al Sassaia 2011
    – Ravioli di pesto con crema di pinoli abbinato al Pico 2010
    – Brasato di Reale con funghi porcini abbinato al Rosso Masieri 2011
    – Torta di cioccolato e nocciole abbinato al Recioto 2001

    Il prezzo della serata è di 35.00 € a persona.

    Per info e prenotazioni:
    tel. 010-2511289.

    Per presentare i vini di Angiolino Maule, il padre di Francesco, la Forchetta Curiosa ha pensato di farci leggere qualcosa sulla loro “filosofia”.

    Filosofia di produzione
    Il vino è il frutto della terra trasformato dalla cultura dell’uomo; è la bevanda naturale più antica che l’uomo possiede. Il vino “naturale” si ottiene a partire dal vigneto, ma è indispensabile tornare ad una cultura viticola ed enologica senza chimica. La coltivazione deve essere rispettosa del “Terroir” (territorio) e del vitigno, evitando forzature come irrigazioni, concimazioni e trattamenti con antiparassitari, sistemici e diserbanti.

    In campagna la gestione è completamente naturale: sfalcio dell’erba o lavorazione del suolo nell’interfila; concimazioni mirate nelle zone in cui è necessario, con il solo utilizzo di Compost vegetale autoprodotto; trattamenti contro le malattie fungine attraverso prodotti vegetali non invasivi con l’obbiettivo di ridurre al minimo l’uso di rame e zolfo; riequilibrio naturale del suolo con semina di cereali o leguminose (avena, favino) o lavorazione autunnale del terreno dove necessario. In cantina si persegue il lavoro fatto in campagna eliminando totalmente ogni prodotto estraneo al vino come lieviti selezionati chimicamente, enzimi, mosti concentrati, acidificanti, stabilizzanti e tecniche quali micro-ossigenazione, filtrazione e chiarificazione; stiamo riducendo al minimo l’uso dell’anidride solforosa riuscendo a non addizionarla nella maggior parte dei nostri vini.

    Il vino così ottenuto diviene un integratore alimentare, ricco nei suoi componenti antiossidanti.

    Angiolino Maule: “La coltivazione “tradizionale” di questi giorni è una catastrofe; i concimi e i diserbanti chimici fanno morire il terreno; ne consegue un cambiamento della forma, del gusto e della sostanza dei frutti. La coltivazione naturale con i suoi preparati e le tecniche di lavoro in vigna ravviva e riequilibria il suolo. Le piante crescono più forti, si difendono meglio e danno frutti più buoni. Sono sempre stato convinto che la salvaguardia della mia terra e del mio vitigno siano le cose piu’ importanti”.

    No alla solforosa! Perchè?

    L’anidride solforosa è un gas pesante ed aggressivo ottenibile dalla combustione dello zolfo all’aria. Utilizzato fin dai tempi antichi dai romani e dagli egizi per ripulire i tini dove veniva fatto fermentare il vino. Dai primi del 900, con lo sviluppo dell’industria alimentare, entra come conservante in molti alimenti e bevande come birra, succhi di frutta, confetture, sottaceti, pesce e molti altri. Viene indicata in etichetta con le sigle dalla E220 fino alla E228.

    Nel vino è utilizzata sin dalle primissime fasi della produzione a partire dal mosto fino all’imbottigliamento. Ha funzione di antisettico, antibatterico ed antiossidante. E’ il conservante più usato in enologia, la medicina generale per il vino, ma allo stesso tempo crea problema per il consumatore.

    Nell’uomo è un veleno in grado di inattivare le vitamine B1 e B12. Già a dosaggi bassi provoca asma, faringiti, perdita dell’olfatto ed acidità urinarie; per questo ho scelto di evitarne l’uso nei miei vini.

    La recente normativa che ha imposto in etichetta la scritta “contiene solfiti” non permette al consumatore di scegliere vini che contengono pochi solfiti perchè non vi è espressa chiaramente la quantità.

    Pochi produttori hanno deciso di eliminare o ridurre l’uso della solforosa nella produzione dei vini. Questo è possibile solamente quando si hanno uve mature, coltivate da terreni vivi e prive di residui di pesticidi chimici. Solo con questi presupposti si può ottenere mosti ricchi di lieviti che possono fermentare senza l’aiuto della solforosa e produrre vini complessi, fini che esprimono il territorio.

    Che cos’è un vino naturale?

    Possono venire definiti naturali i vini di qualsiasi regione, varietà e fascia di prezzo; ciò che li contraddistingue è la genuinità, la purezza e l’onestà di espressione del terroir di provenienza.

    Produrre un vino completamente naturale, senza nessuna aggiunta a volte risulta molto difficile, in quanto con l’industrializzazione e la meccanizzazione si sono perse molte conoscenze contadine.

    I produttori che si definiscono naturalisti ricercano la minor manipolazione possibile, limitando l’utilizzazione di additivi e conservanti. Questo lo possono fare solo partendo da uve sane e di elevata qualità, è un percorso che ognuno di essi fa e che può variare a seconda del vino che si vuole ottenere e da quanto siano disposti a rischiare.

    Dobbiamo ora definire chiaramente come deve esser fatto un vino naturale:

    – da vigneti che non vengono diserbati e trattati con insetticidi o pesticidi
    – diminuendo l’uso di rame e zolfo, ricercando metodi alternativi di prevenzione dalle malattie della vite
    – da uve raccolte a mano su piccoli contenitori
    – fermentazioni spontanee, senza l’uso di lieviti selezionati ed enzimi
    – senza aggiustamenti di acidità, colore, testura e alcolicità
    – senza l’utilizzo delle micro-ossigenazioni e dell’osmosi inversa
    – evitando l’uso di chiarificanti, anche se naturali
    – non filtrare o praticare filtrazioni leggere
    – limitare al massimo l’uso della solforosa, mirando a non utilizzarla.”

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