variCon decreto apparso su G.U. dello scorso 24 settembre da parte del ministro delle politiche agricole è passata la normativa che riguarda i vini DOP (DOCG): per le bottiglie di vino, fatta eccezione per i vini spumante, non esiste più l’obbligo del tappo in sughero, che quindi potrà essere sia in materiale sintetico che in silicone che a vite. Sarà facoltà dei singoli consorzi di tutela qualora presentino entro sei mesi una modifica dei propri disciplinari, a decidere se utilizzare norme più restrittive.

    La riforma è stata fortemente voluta dagli operatori del settore vitivinicolo, soprattutto quelli che hanno come mercato di sbocco principale quello straniero. I mercati esteri, soprattutto quelli extracomunitari, privilegiano i vini col tappo a vite anche per bottiglie a fascia medio alta. E considerato che oramai oltre il 50 % del fatturato arriva dal mercato estero, il conto opportunistico è presto fatto.

    Potremo quindi trovare sulle tavole vini prestigiosi chiusi con lo stelvin senza per questo dubitare della qualità del vino. Sempre che i produttori lavorino con la logica della qualità oltre che del profitto. Alcuni consorzi si sono presi del tempo per decidere ma l’impressione è quella che per bottiglie dalla tradizione forte, che necessitano di invecchiamento, pensiamo ad esempio alle riserve di un certo tipo, il sughero non verrà abbandonato. Dal punto di vista del consumatore che compra il vino per un uso quotidiano o quasi questa novità è comoda, per non parlare per chi compra un vino spendendo un centinaio di euro che sarà ben felice di sapere che non rischia la delusione alla prova tappo.

    La ricerca tecnica tra l’altro, non condanna affatto i tappi a vite di nuova generazione. Alcune cantine, dopo alcune sperimentazioni, hanno individuato lo stelvin quale strumento idoneo per alcuni vini nella fase di affinamento in quanto mantiene la freschezza e la fragranza. Non così per altri quali il barolo o l’aglianico che, per propria composizione chimica, richiedono un scambio con l’esterno garantito col tappo in sughero. Con il pinot nero o con i vini bianchi invece il tappo a vite lavora bene, soprattutto con i vitigni con un corredo aromatico abbastanza importante. I vini altoaltesini, che si caratterizzano per eleganza e raffinatezza ad esempio ne beneficiano molto perché lo screw cap preserva di più i profumi, così come i vini bianchi in generale che risultano più vulnerabili all’interazione con il sughero.

    Bisognerà quindi scegliere se muoversi con due linee, una a tappo a vite destinata all’estero, l’altra tappo in sughero per mercato interno (gli italiani sembra che proprio il tappo a vite non lo digeriscano), o magari un tappo in sughero e a corredo anche uno a vite, che può anche venire bene se si compra una bottiglia di un certo prezzo ma a consumarla si è in due magari al ristorante. A quel punto si risolverebbe il dilemma tra il prendere una bottiglia con l’incubo etilometro o “sprecare” soldi lasciandola. Io personalmente mi farei semplicemente meno problemi a chiedere di portarla via.

    Sinceramente capisco i produttori e capisco la mentalità straniera. Certo continuerò a non aspettarmelo su un Amarone, e questo anche se non conoscessi la normativa. La tradizione e il senso logico in questo caso sono sempre andati di pari passo associando vini di un certo prestigio al tappo di sughero e un tappo a vite leva parecchio romanticismo alla bottiglia… Credo che ci si impiegherà un po’ a non fare analogia tappo a vite uguale vino di serie b. Spero anche che chi rimarrà fedele al tappo in sughero non si trovi penalizzato dal punto di vista economico, vedendone lievitare il prezzo. Restiamo in attesa degli eventi, certo che sarà dura passare allo svitamento, lo “spop” del tappo ci mancherà!

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