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    Ormai si è placata l’onda di polemiche e discussioni a seguito delle dichiarazioni razziste del produttore Bressan verso il ministro Kyenge, che abbiamo commentato anche sulle nostre pagine, ma solo ora trovo finalmente il tempo di commentare quanto deciso da Slow Food in merito. E’ una delle varie conseguenze scatenate dal caso Bressan, forse quella che ha fatto più scalpore: la scelta di Slow Food, di escludere i vini di Bressan Mastri Vinai dalla Guida Slow Wine 2014, peraltro di uscita imminente.

    Personalmente mi trovo totalmente d’accordo con la scelta fatta da Slow Food e la penso esattamente come uno dei due curatori della guida quando scrive: “una guida, o una rivista, che si occupa di assaggiare dei vini, dare un punteggio e pubblicare i risultati non dovrebbe assolutamente porsi il problema di cosa fa, e cosa dice, il produttore dei suddetti vini. Fa pura critica organolettica e basta. E quindi dovrebbe recensire Bressan. Ma […] noi non siamo questo. […] Come può la nostra associazione, con i valori che professa, fare finta di niente rispetto alle gravissime affermazioni fatte da Fulvio Bressan? Ci giriamo dall’altra parte, perchè strategicamente è meglio stare zitti, aspettare che passi la buriana, far finta di niente perchè poi tanto tra qualche mese – quando uscirà la guida – di nefandezze in Italia ne saranno successe così tante che nessuno si ricorderà più cosa ha detto Bressan? No, dall’altra parte non ci giriamo. Sosteniamo che i vini di Bressan sono molto buoni, che fa un’ottima viticoltura, ma che le sue affermazioni hanno superato il limite. E che pertanto non lo recensiamo.”

    Slow Food, non dimentichiamocelo, è un’associazione internazionale non-profit, il suo motto è “buono, giusto e pulito”.  Certo, a volte la stessa Slow Food applica alcune scelte che possono a molti far pensare a precise strategie commerciali piuttosto che al puro volontariato. Ma in questo caso, appunto, come poteva Slow Food fare finta di niente? Assolutamente ineccepibile, dal mio punto di vista, la loro scelta.

    E non condivido quindi l’articolo dell’illustre giornalista ed esperto di vino Franco Ziliani che scrive sul suo blog Vino al Vino di lasciar parlare i vini di Bressan: punto di vista diverso dal mio ma che non si può discutere. Ma soprattutto trovo fuori luogo questo paragrafo:

    “In questo strano Paese che è diventato l’Italia si perdonano ladri e assassini, gente che guida senza patente in stato di ebbrezza e sotto l’effetto di stupefacenti e ammazza cittadini inermi, stupratori e criminali di ogni tipo e non si ha la forza di concedere al vignaiolo Bressan un briciolo di perdono e la possibilità di riscattarsi?“.

    Beh, io la vedo diversamente. Innanzitutto dove sta scritto che sia giusto perdonare ladri e assassini? O meglio, se sono realmente pentiti e hanno scontato la loro pena, perchè non perdonarli? Idem quindi per Bressan per il quale avevo auspicato, scrivendolo nel precedente articolo, che scrivesse parole di pentimento, cosa che non mi sembra sia avvenuta. Il pensiero di Ziliani mi ricorda le tipiche frasi qualunquiste del tipo “siccome gli altri rubano allora lo faccio anche io”. Preferisco la versione: “non è giusto rubare, non lo faccio e chi lo fa dovrebbe essere punito per questo”.

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