Leggo sul sito de “il Corriere della Sera” un articolo sulle statistiche nazionali di reddito di varie categorie di lavoratori. Un argomento molto attuale ma comunque solo in parte inerente alle nostre pagine.

    Tra i vari dati, i baristi hanno un reddito medio annuo di impresa di 15.800 euro, gli esercenti degli stabilimenti balneari, che molto spesso se non sempre forniscono servizi di ristorazione, di 13.600, i tassisti di di 14.200 euro.  I migliori di tutti sono gli orafi, con 12.300€. Tutti i dati sono forniti dal Dipartimento delle Finanze del ministero dell’Economia. I pasticceri se la passano decisamente  meglio (con 19mila euro di reddito)  degli esercizi alberghieri e affittacamere, con un reddito medio di euro 11.900. E, fino a qui, si parla di puri dati statistici.

    Lo spunto interessante viene da un articolo di dissapore.com, che ha chiesto ad un barista di Roma di commentare i dati di cui sopra. Ho trovato l’articolo molto interessante, provocatorio ed è sicuramente un invito a riflettere. Il barista si ritiene paragonato a spacciatori o a camorristi e sostiene che la sua categoria sia dipinta da giornali come addirittura moralmente inferiore. Non parliamo poi di come se la prende con il ragazzo che, pur di diventare famoso, ha richiesto ad una nota panetteria di Milano lo scontrino e quello di tutti i suoi predecessori non “scontrinati”.  E così sorge la tentazione di controbattere quasi passo dopo passo tutte le dichiarazioni del barista… ed è proprio quello che farò.

    Caro barista, che ti ritieni paragonato a camorristi e spacciatori,vorrei rassicurarti, sei sicuramente meglio di loro, ma, nel caso in cui tu sia un evasore, sei sicuramente peggiore di tutte le persone oneste che ci sono in italia e per questo sei un po’ da disprezzare e comunque da denunciare:  è’  dovere di cittadino per tutti gli atti illeciti. Non pensare di essere trattato peggio degli orafi o degli esercenti balneari; se anche loro evadono, sono anche loro dei delinquenti. Poi, ovviamente, ad ogni reato dovrebbe corrispondere una pena adeguata.

    Non capisco inoltre come tu possa denigrare il lavoro dello statale. Non sono lavori paragonabili, nessuno vi obbliga a svegliarvi ogni mattina alle 5 e di lavorare 16 ore al giorno, magari anche il sabato e la domenica. Ipotizzo tra l’altro che la fatica maggiore corrisponda a ritorni maggiori; non vorrei elencarti tutte le persone dipendenti che lavorano ben più delle 8 ore al giorno, magari anche il sabato e la domenica, senza un briciolo di straordinario pagato. Le quali, desumo, oltretutto pagano le tasse anche per te, visto che godrai come tutti gli italiani dei servizi offerti dallo stato.  Solitamente, poi, i ritorni sono anche correlati al rischio d’impresa: se non ne vale la pena, chiudi baracche e burattini e fatti assumere comodamente come dipendente da qualche parte, ma non dire che “fare il nero” è un’opzione aziendalmente percorribile.

    Certo, si può discutere di cosa non vada in Italia, me se nel nostro paese le cose non vanno bene è anche perché molti di noi applicano una giustizia fai da te che non può funzionare. Dici che facendo il contribuente onesto fino in fondo il tuo bar sarebbe chiuso da un pezzo: quindi hai deciso di evadere “il giusto” per sopravvivere o il tuo giusto comprende magari anche una casetta al mare, che non si può negare a nessuno? In questo modo, chi decide cosa è giusto o sbagliato?

    Non penso che tu sia da considerare un capro espiatorio, ma oggettivamente parlando, evadere le tasse è un reato. Se evadi non puoi essere giustificato. Saresti contento se qualcuno, perché licenziato dalla propria azienda e quindi “costretto” ad inventarsi qualcosa, ti rapinasse il bar? Evitiamo di fare del vittimismo inutile e cerchiamo tutti insieme di raddrizzare il “Sistema Italia”.

    E voi, cosa ne pensate?

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