vigneto-borgogna-franciaFortunatamente ho dei testimoni che possono ricordare quanto ho detto qualche tempo fa sulla questione. Tutto nasce durante alcune degustazioni, al termine delle quali ho sollevato l’argomento. Ma andiamo con ordine.

    Leggo qualche giorno fa un post di Filippo Ronco su Vinix.com dal titolo: “Enoteche contro ma anche no“. Nell’articolo riporta quanto detto da Fiorenzo Sartore in un post del suo blog, di ben 6 anni fa!  Il primo post, quello di Filippo Ronco, nasce come conseguenza del fatto che alcune aziende abbiano rinucniato (!!!) a vendere su Vinix Grassroots Market (il market, tra parentesi, un’ottima idea) per pressioni dalle enoteche. Cito testualmente: “succede che un paio di aziende di #vgm ci mandino disdetta per pressioni ricevute dalla filiera con cose da tardo feudalesimo del tipo o con noi o contro di noi o perle del tipo, “finché stai su #vgm non ti compro più il vino” (testuale)“.

    Leggo quindi l’articolo di Fiorenzo, al quale reagisco con pensieri del tipo: “ha perfettamente ragione!”. “Ma è quello che penso anche io!”. “Finalmente un enotecario illuminato!”. In sintesi, Fiorenzo è per il libero mercato: se si può andare a comprare direttamente dal produttore, perchè no? Con questo non si vuole augurare una morte certa alle enoteche, che hanno i loro punti di forza, che Fiorenzo Sartore sintetizza così:”A questo punto e’ giusto chiedersi: e a che diamine serve, allora, un enotecaro? Risposta: serve a raccontarvi qualcosa. Serve a cercare qualcosa di nuovo, insolito, speciale, artigianale, qualcosa che magari ancora non consideravate, e ve lo racconta. E ancora: serve a tutti quelli che non hanno tempo, o voglia, di disintermediare. Serve a tutti quelli che ancora non hanno imparato a disintermediare (e sono tanti). Non sempre ci riesce, e non costantemente, ma in via generale e’ cosi’ che lavora. Insomma, non e’ del tutto inutile”.

    A questo punto vi racconto il mio punto di vista, che però non è troppo distante da quelli appena citati. Intanto per incominciare, vi racconto finalmente quanto successo durante le degustazioni citate all’inizio dell’articolo. E’ successo che vai partecipanti, direi innocentemente, a un certo punto della serata chiedono puntualmente al rappresentante dell’azienda il prezzo in cantina delle bottiglie degustate. La risposta, secca, è stata: “noi non vendiamo in cantina, per non svantaggiare le enoteche“. E lì sono sorti i miei dubbi. Per dirla in “economichese”, a mio parere anche le enoteche devono dare il loro valore aggiunto alla filiera del vino e non vincere facile; altrimenti cosa ci stanno a fare? Se andassi a visitare una cantina, a conoscere i produttori, a degustare i loro prodotti e al termine mi sentissi dire che devo andare sotto casa mia a comprare le bottiglie in enoteca, al 150% del prezzo le bottiglie, giusto per fare un favore all’enotecario, ci rimarrei molto male.

    Ma questo è un caso su mille, quello in cui mi vorrei sentire premiato durante le mie eno-gite e che non riguarda le enoteche. Non sempre, però, posso andare dall’altra parte dell’Italia, o addirittura dall’altra parte del mondo, a comprare vini. Non sempre posso comprare bancali di vino, il mio fegato ne ha già abbastanza… In questi casi scatta il valore aggiunto dell’enotecario! Ecco degli spunti per essere un buon enotecario: far conoscere ai propri clienti vini lontani, vini sconosciuti, farvi assaggiare nuove bottiglie, magari di piccoli produttori orgogliosamente scovati. E, infine e giustamente, farvi pagare un po’ di più le bottiglie rispetto a se ci foste andati voi, che ne so, in Portogallo o in Cile, perchè un’enoteca deve anche remunerare il proprietario, non è una onlus.

    Poi, ognuno è libero di fare le proprie scelte. Un paragone che mi viene in mente è come se fossimo costretti a prenotare alberghi solo dalle agenzie di viaggio, vi sembrerebbe giusto? E non mi sembra che le agenzie di viaggio si stiano estinguendo. Ricattare i consumatori o i produttori, come nel caso di Vinix, per mantenere il proprio vantaggio mi sembra proprio anacronistico, come se costringessero la Apple a non produrre più iPhone per mantenere vivo il mercato delle macchine da scrivere…

    E voi, cosa ne pensate?

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