tiziana-masterchefUn articolo a metà tra una rassegna stampa e una serie di riflessioni personali. Se non avete ancora visto come è andata a finire la finale di Masterchef 2 e avete le puntate registrate, allora fermatevi qui con la lettura. Altrimenti continuate. Immagino sappiate anche come sono andate le elezioni in Italia…

    Sui risultati della finale di Masterchef 2 andata in onda giovedì scorso molti hanno già scritto, come ad esempio le simpatiche e veritiere le pagelle che potete trovare sul sito del Corriere. Scatti di gusto invece in un articolo ci prepara alla terza edizione, evidenziando come il talent show sia appunto uno show e quindi abbia regole che vanno oltre il semplice amore per la cucina ma che sconfinano nello spettacolo. Uno spettacolo, appunto, che deve essere preso con leggerezza. A mio parere, però, Masterchef rappresenta una metafora della società italiana, e lo scrivo con un po’ di tristezza. Una metafora anche del potere, come scritto da Gianni Mura: “il potere che elimina tutti e uno solo promuove, il potere che puntella la competenza con la cialtroneria, il potere che non si discute, si subisce abbassando la testa o piangendo (un po’ di pathos, suvvia).”

    Quando leggo nella stessa frase i concetti di potere che si subisce e di cialtroneria come non posso pensare immediatamente alla politica italiana? Bellissima la frase di chiosa di un articolo sul blog di Luciano Pignataro: “beh è morto, questo sì,  il sogno delle persone anonime strafatte di tv di diventare per una volta famosi e ricchi grazie al piccolo schermo: nel format di Ramsey forse è possibile, in Italia alla fine vince sempre chi ha già vinto.”  Analogamente, alle elezioni politiche hanno vinto sempre i soliti, una destra ancorata da vent’anni saldamente al proprio leader ed una sinistra che non ha saputo mai rinnovarsi veramente, mettendo in scena volti altrettanto noti all’opinione pubblica. Magari votati proprio dalle persone anonime strafatte di TV di cui parla lucianopignataro.com. E Tiziana, nonostante sia stata la furbetta del quartierino, quella che ha infranto le regole (approfondimento alla voce #oilgate), ebbene, nonostante tutto, ha vinto.

    E se da una parte l’orizzonte italiano è sempre grigio, tra voto di protesta e rinnovamento mancato, dall’altra Masterchef poteva fare di più, a mio avviso, come nei film con finali a lieto fine, anche se più scontati. Avrei preferito che vincesse Maurizio che nella cucina mette altrettanta passione di Tiziana ma che forse ha meno disponibilità economiche, o Andrea, forse tra i tre semifinalisti quello con la maggiore volontà di cambiare la propria vita volendola dedicare  ai fornelli. E forse c’erano queste possibilità di decidere altrimenti, visto che in finale il distacco tra i piatti di Maurizio e Tiziana non è stato di certo abissale. Non avrei quindi premiato la singola manche ma avrei premiato il percorso complessivo che considera anche altri aspetti, tenendo in considerazione anche passione, impegno, volontà di cambiare vita, e, perchè no, simpatia e correttezza di comportamento.

    Ma alla fine, Masterchef rimane un gioco. Torniamo a pensare alle elezioni politiche, che purtroppo sono la realtà di un paese sicuramente molto confuso.

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