podio

    Ieri sera ero di ritorno da una cena in un ottimo ristorante che se non è stellato meriterebbe (o quasi la prima stella), non faccio nomi ma ne vedrete sicuramente la recensione su queste pagine, prima o poi. D’altra parte, questo sito vi da tutte queste belle recensioni gratis e senza guadagnare una lira, cosa pretendete di più?

     

    Ma, a prescindere da questo, la visita al ristorante, peraltro quasi coincidente dal punto di vista temporale con l’uscita della guida Michelin 2015, ha dato libero sfogo alla mia fantasia e a una serie di riflessioni su classifiche e votazioni. Sono sempre stato un appassionato di classifiche, che inesorabilmente si portano con se la necessità di dover mettere un ordine a tutto, dove il “pari merito” non esiste o è un caso rarissimo, altrimenti di quali classifiche parliamo…

     

    Il dubbio, dopo la cena di ieri, è nato dal fatto di aver cenato bene, anzi benissimo, ma con qualche piccola riserva, che di sicuro non comprometteranno i “cinque cappelli” di Opensociety. Le piccole riserve però hanno fatto breccia, pensando che fosse in fondo giusto differenziare questo ristorante dai 5 cappelli pienamente meritati, per non parlare dei ristoranti che di cappelli ne meriterebbero quasi 6… Ecco la soluzione! Allungare lo spettro dei voti, passare da 5 a 10, da 10 a 20, da 20 a 20 con la virgola togliendo tutti i ristoranti sotto i 15, oppure in centesimi da 80 in su! Ma ha senso?

     

    E qui torna il pensiero rivolto alla guida Michelin che forse non differenzia abbastanza. Ancora più “estrema” è Slow Food che non assegna voti e non differenzia se non con la chiocciola. Poi c’è chi, come Guida Espresso e Guida Gambero Rosso, forse esagerano col dettaglio.

     

    Se si è soddisfatti della cena, quale senso ha fare classifiche? A noi di Opensociety.it è sufficiente differenziare tra chi mette passione, qualità e cuore nel fare il proprio lavoro di ristoratore e chi ne mette un po’ meno, fino ad arrivare al mero truffatore travestito da cuoco. Il resto, leggetelo tra le righe. Si parla, in fondo, anche di gusti, di sensazioni e punti di vista, e magari di episodi: non si può andare a mangiare ovunque tutte le sere e la serata storta può sempre capitare. C’è chi ricarica magari di qualche euro di troppo il conto, chi può migliorare col servizio, chi con la quantità o la qualità, tutte cose che se messe insieme fanno la differenza, mentre in altri casi, se sporadiche, non devono farci arrovellare troppo sul voto finale.

     

    E così andiamo avanti, con i 5 punti, ne pochi ne tanti, differenziati per tipologia di locale (mica vorrete paragonare un ristorante gourmet ad una paninoteca…), aspettando un vostro parere a riguardo, siete d’accordo con noi?

    Se vuoi rimanere informato e aggiornato sui nostri articoli inserisci la tua email qui sotto: