Sono diventata vegetariana in una calda giornata estiva mentre gustavo un piatto di crostacei alla piastra. Strano, direte voi magari insinuando che mi trovassi in un pessimo ristorante. Invece no, vi devo stupire dicendovi che proprio io, che dalla mia finestra guardo il mar ligure ogni giorno e che sono cresciuta a pane e pesce, stranamente, ho preso questa decisione in un momento come tanti, un momento che avevo vissuto decine se non centinaia di volte da quando sono nata.

    Sono contenta di raccontare questa storia perché il pesce normalmente è il più sfigato di tutti. Il tonno poi è un discorso a parte, infatti non è neppure pesce bensì un tipo di alimento vegetale (o forse di sintesi) che nasce direttamente in scatolette di latta dai colori accesi.

    Questa rubrica forse non piacerà a nessuno, sempre che qualcuno la legga. 🙂 I vegetariani penseranno che io non sia abbastanza convincente e i non vegetariani penseranno che sia una specie di trappola per farvi abbandonare la cucina tradizionale. Niente di più falso. Questo è solo uno scritto, buttato lì, in mezzo a tutta questa letteratura sulla cucina perché in fin dei conti mi sono detta: “Ma se tutti scrivono in modo ironico di cucina…perché non posso farlo anch’io con la cucina vegetariana?”

    A questo punto saluto i molti vegetariani e vegani che hanno deciso di terminare all’istante la lettura. Rimangono i non vegetariani (se vi chiamo onnivori vi offendo?), quelli che pensano che la mia cucina sia da sfigati e che mangiano ogni giorno lo stesso panino tristezza con prosciutto e formaggio. Mi sono giocata anche voi, e dopo pochissime righe!

    Come posso fare a correggere il tiro e a spiegarvi quello che ho vissuto, constatato, pensato e ripensato in questi anni facendovi sorridere? Ci provo, datemi una seconda possibilità…

    Sono una persona scherzosa, amo l’ironia e la satira. Magari non sono un comico di professione ma se trovo la spalla giusta riesco a scherzare davvero su tutto…piccolo problema…vi siete mai trovati in una di quelle situazioni di imbarazzo da post-battuta-che-non-fa-ridere?

    Per essere precisi cerco di spiegarvele meglio:

    1)   Situazione post-battuta-che-non-fa-ridere classica: la battuta viene ignorata, solo qualcuno vi lancia un rapido sguardo della categoria “era una battuta?” Ve la cavate alla grande quando un vostro amico cambia discorso e le vostre parole sono cestinate con un clic rapido e indolore.

    2)   Situazione post-battuta-che-non-fa-ridere-anzi: sperate di non vivere mai questa situazione. A me capita ed è una battuta che genera il silenzio desolato del mio frigo ad agosto, unito allo sguardo di vostra madre quando avevate 14 anni e prendevate un brutto voto a scuola.

    Questa seconda categoria è pericolosissima e molto varia per cui non sempre la riconoscete immediatamente. Quello che varia è tendenzialmente lo sguardo, il silenzio diciamolo, è inevitabile e si allarga spesso a tutte le persone presenti in sala.

    Lo sguardo, il mio segnale di allarme preferito in ogni momento, quello che vi salva da innumerevoli situazioni (anche voi avete un’amica fidata che con un solo sguardo vi comunica che avete del prezzemolo incastrato tra gli incisivi?) in questo momento è drammaticamente gelido e potrebbe ricordarvi: lo sguardo della vostra professoressa di storia quando le dite che Togliatti è nato nel 1952, quello di vostra madre quando avete rovesciato del succo di frutta al ribes sul divano, quello di vostro padre quando arrivate con qualche ora di ritardo dalla discoteca, quello di vostra nonna quando le dite che non ce la fate ad assaggiare il dolce.

    Pensate di farcela a sopravvivere? No, io non penso mai di farcela quando mi trovo in questa situazione perché spesso mi ci trovo in relazione all’alimentazione. Sono poco inserita da un punto vista alimen-sociale.

    I vegani non mi vogliono perché sono vegetariana. I vegetariani non mi vogliono perché sono amica degli onnivori. Gli onnivori non mi vogliono perché sono vegetariana.

    Un vero casino, cosa diavolo posso fare? Faccio la battuta! La battuta che risolve l’imbarazzo, la battuta che colpisce, che sdrammatizza.

    Dialogo tipo:

    Ragazza bellissima ad un cocktail party: “Sei vegetariana…quindi lo mangi il pesce?”

    Io: “No, né carne né pesce.”

    R.B.A.U.C.P.: “Quindi neppure il tonno?”

    Io (con tono piuttosto serio): “Sì, il tonno sì perché non è un animale come gli altri. Lo trovo antipatico e vorrei la sua estinzione.”

    Quasi mi dispiacerebbe se non mi facessero questa domanda almeno una volta alla settimana. La prenderei sul personale, davvero, sarei spaesata. Non sempre rispondo alla domanda con una battuta e sinceramente non so cosa mi spinge verso questa sottile ironia in certe situazioni. Forse dipende dal numero di volte in cui mi viene chiesto nel corso di una festa o dallo stupore dell’altra persona quando scopre che per me tra un salmone e un maiale non c’è differenza.

    Non divaghiamo, arriviamo al momento più bello e intenso della serata ovvero quello in cui alla mia battuta sull’estinzione del tonno segue: il silenzio gelido nel raggio di circa 300mt, lo sguardo della RBAUCP, quello del suo fidanzato, del cameriere che serve una mousse al tonno e di altre 10 persone circa che sono sullo sfondo.

    Capita talvolta che in mezzo a questi sguardi di odio profondo io veda un sorriso amico, qualcuno che si gira verso di me e mi guarda con amore; credo che sia un vegetariano al quale hanno chiesto 6 volte nel corso della serata se mangia il tonno.

    Voglio lanciare un appello: lasciatemi fare la battuta sul tonno e non mettetemi subito in una di quelle scatole chiuse che popolano la vostra testa. Vi prego. 🙂

    Che siate vegetariani o meno, non sentitevi apprezzati o insultati dalla mia battuta sul tonno, mi serve per sdrammatizzare, per rovesciare la realtà, per dare uno spunto di riflessione. Niente di più. Perché se vado in un pub con quattro amici qualcuno ride a battute sulle tette, sulle donne, sul sesso, su tradimenti e prostitute? Perché se vado in un lounge bar con delle amiche qualcuno ride a battute sulle tette, sugli uomini, sul sesso, su tradimenti e uomini poco dotati?

    Non mi sono resa conto di quanto il cibo fosse un tabù fino a quando non sono diventata vegetariana. Agli occhi di molti il vegetariano è strano, è estremo, è giudicante e non si gode la vita. Il vegano è una specie di mostro, noto anche come veganiano, che si traveste da umano ma nel suo rifugio si rivela per quello che è: una lucertola squamosa che si ciba solo di foglie.

    In parte è vero e se escludiamo la storia del veganiano e capisco certe dinamiche proprio osservando alcuni vegetariani o vegani. Esistono dei vegetariani che non vorreste mai avere di fianco a tavola perché conoscono esattamente tutti i dati riguardanti alla vostra bistecca. Hanno una memoria incredibile, grazie a tutti i semi oleaginosi che consumano, e sono pronti a dirvi tutto ma proprio tutto mentre voi inforcate il primo boccone.

    Prima di tutto morirete. Morirete subito perché state mangiando della carne rossa. Rassegnatevi. E mica morirete in modo facile e indolore, oddio, dipende, magari vi viene un infarto e ve la cavate che in un lampo ci avete lasciato, ma potrebbe anche succedere il contrario, forse una malattia degenerativa, un tumore presumibilmente.

    E poi parliamo dell’inquinamento, della sofferenza animale e, se ci girano le scatole, vi mandiamo anche una e-mail con un video dell’allevamento industriale. Tiè!

    Tutte cose in parte vere, amici vegetariani, ma insomma….non si può rovinare così la pausa pranzo di un amico. Cerchiamo di essere più morbidi… 🙂

    Ironizziamo sui nostri difetti, anche noi ne abbiamo, anche se siamo i salvatori del pianeta, mica dobbiamo vantarci con tutti di queste cose, dai. I vegetariani non sono fatti con uno stampino in un laboratorio di ultimissima generazione bensì sono persone che hanno maturato un pensiero nel quale credono molto. Non tutti i vegetariani amano giudicare duramente chi non ha fatto la stessa scelta nella quale credono e io ne sono la dimostrazione vivente (e scrivente!). Allo stesso tempo non esistono solo onnivori che ci criticano e ci scrniscono.

    Mi sento meglio adesso che ho spezzettato le categorie, sarà che non le amo molto, mi sembrano troppo semplicistiche.

    Il cibo, un ricordo primordiale, la prima cosa che facciamo quando usciamo dal ventre della nostra mamma è nutrirci. Ci attacchiamo al suo seno e ci facciamo una prima mangiata, tanto per mettere in chiaro le cose. Se gli studiosi socioculturali parlano tanto di alimentazione in relazione alla psicologia, alla sociologia e all’antropologia un motivo ci sarà e credo che, senza leggere grandi saggi, lo possiamo comprendere guardando la nostra storia personale. Ma questa, è un’altra storia.

    Samantha Alborno

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