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    Finalmente, dopo un po’ di tira e molla, “si va”, “ma siamo sotto le feste”, “appunto dobbiamo procurarci il moscato”, “non si va, siamo a rischio nebbia”, “il tempo a Genova è brutto”, “si va, dai che proviamo anche l’agriturismo che ha aperto da poco”, “non si va”, “siamo sotto Natale, bisogna comprare i regali”, “se non si va oggi chissà poi…”… alla fine è prevalso il “si va” a dispetto della giornata uggiosa di Genova e della probabile nebbia, tipica delle strade del Monferrato. Siamo partiti ripromettendoci di tornare indietro subito dopo pranzo in modo da avere ancora qualche ora per eventuali commissioni… Valicato il turchino, il sole ha ripagato la nostra temerarietà e il bello doveva ancora venire.

    barriccaia

    Andrea Faccio ci ha accolto nella sua “barriccaia”, il posto più caldo della cantina (il sole c’era, ma anche 4 gradi tondi tondi).  Breve visita per aggiornarci sulla vendemmia di quest’anno di cui era molto contento. Ora sta sperimentando la spumantizzazione: ci ha parlato del “primovolo”, blend di barbera sangiovese e merlot, vinificati separatamente che mi riprometto di assaggiare se ci sarà il tempo (sono un’ottimista). Accenna all’agriturismo e al fatto che i suoi vini sono serviti anche a bicchiere e ci siamo confrontati sul perché la bottiglia da 375 cc in Italia non prenda (solitamente sono gli stranieri ad ordinarle). Andrea aveva il punto di vista commerciale (bevi di più rispetto al bicchiere e spendi meno se un bicchiere non ti basta); io, ho espresso la mia opinione forse un po’ femminile ma secondo me veritiera: cioè che, su una cena a due, la bottiglietta a tavola non è bella né romantica. Piuttosto spendo qualcosa di più prendendo un calice in più. Senza contare che in questo modo posso anche abbinare il vino in funzione dei piatti.

    Ci spostiamo nel suo agriturismo aperto da poco: “Villa Dani” che si trova proprio davanti alle vigne di produzione del suo Cru, Bricco Dani. La degustazione /pranzo comincia con una curiosità prodotta da un amico di Andrea: un metodo classico di Nebbiolo, buon vino da aperitivo che con entrèè di anelli di cipolla, quadrotti di polenta, iceberg impastellata e bucce di patate fritte (e poi dicono di noi genovesi) ha scatenato i succhi gastrici.

    villa giadaIn sequenza i suoi due bianchi, uno il Surì bianco 2013 (3 mesi di imbottigliamento), un po’ scomposto ma gradevole grazie all’agrume del sauvignon, ai fiori bianchi  alla buona acidità e sapidità da lasciare facilmente immaginare il suo potenziale evolutivo (cortese, chardonnay e 10 % di sauvignon).

    Il secondo bianco è Bricco Manè, chardonnay Monferrato bianco 2012 con Chardonnay e un 5 % di sauvignon: un bel giallo paglierino chiaro e luminoso con lievi striature verdoline, delicatamente floreale e leggermente fruttato di mela verde, leggermente agrumato e la frutta esotica, sia al naso che in bocca. Al palato si sente la pulizia del vino, buon corpo e freschezza.  Da notare che una parte del mosto finisce la fermentazione in barrique e che il carattere del sauvignon, nonostante la piccola percentuale, appena aperto prevale sugli altri profumi.

    plinCon il primo piatto – plin bolliti e serviti nel tovagliolo conditi con un po’ di burro e (a scelta) parmigiano – siamo passati ai rossi: Surì rosso, barbera d’asti docg 100 %  vino che fa solo acciaio e dopo la macerazione sulle bucce e avergli fatto svolgere la malolattica, il mosto viene tenuto in vasca a temperatura controllata, segue l’imbottigliamento e il relativo affinamento per almeno un anno prima di essere commercializzato. Vino base della linea, come gli altri si caratterizza per il suo bel rosso rubino, la pulizia al naso che in bocca, la delicatezza del profumo di frutti rossi aciduli, il carattere del barbera e l’eleganza dei vini di Villa Giada

    A seguire l’Ajan barbera d’asti docg 100 % da uve anche queste esposte a sud nella zona di Agliano Terme, un bel rosso rubino, frutto rosso che comincia ad essere maturo, si sente leggera la speziatura, in bocca la dolcezza della ciliegia della mora, del sottobosco, leggermente speziato e un bel corpo con tannini presenti ma non fastidiosi. Il vino è caldo e piacevole, piuttosto persistente.

    Segue La Quercia Barbera d’Asti superiore dop è ottenuto sempre nella zona di Agliano ma con vigne più vecchie. Parte dell’invecchiamento viene fatto in botti piccole da 7 hl (le tradizionali botti piemontesi sono di quella capacità) per quasi un anno. Qui siamo già su un vino mediamente complesso, al naso si sente la frutta rossa (mirtillo, mora e ciliegia matura), lo speziato prende maggiore campo dei precedenti, ma mantiene sempre un’ottima acidità tipica della barbera. Vino intenso e persistente, pieno, caldo di corpo. Struttura ed eleganza sono il filo conduttore dei vini di Faccio.

    bricco_daniTra un assaggio e l’altro siamo arrivati al secondo e con lo stracotto di barbera cotto per 24 ore (si tagliava con la forchetta e si scioglieva in bocca) e in concomitanza ci viene servito il Bricco Dani 2009 Barbera d’Asti sup. Nizza dop: viene prodotto solo con barbera al 100 % e solo nelle annate migliori. Il colore diventa più complesso, rosso rubino con qualche riflesso granata. Il profumo è intenso e persistente, un crescendo di aromi terziari e spezie.  Anche in bocca è ricco e caldo, pieno e di buon corpo, è un vino che si presta ad essere bevuto anche con qualche anno di invecchiamento.  l bricco Dani Dopo una permanenza sulle bucce di circa quattro settimane in vasche a temperature controllate, a fine malolattica viene posto in barrique per un periodo minimo di un anno. Segue l’affinamento in bottiglia.

    A seguire il Dedicato A 2009 Barbera d’asti sup. Nizza dop  fatto con i ceppi delle vigne vecchie del bricco Dani: 18 mesi di invecchiamento  in barrique e un anno di affinamento in bottiglia. Il colore è rosso rubino intenso con riflessi porpora, al naso ciliegia matura e spezie, il tabacco dolce, sia al naso che in bocca ritorna la liquirizia, morbido e suadente al palato, lievemente balsamico sul lunghissimo finale.

    dani_99

    Infine Andrea si presenta con una caraffa anonima colore rosso intenso profondo, lo assaggiamo e subito rimaniamo perplessi. Al naso subito non é perfettamente pulito, si sente un po’ il ridotto, così lasciamo che si apra nel bicchiere e piano piano arriva la frutta rossa di bosco, la ciliegia matura, lo speziato; si avvertono sensazioni piuttosto eteree, in bocca è molto caldo, i tannini morbidi e suadenti.  Quando porta la bottiglia comprendiamo perché ci pareva un barbera sui generis: era una magnum di bricco Dani del 1999. 13 anni di invecchiamento!

    Terminiamo col Moscato di Canelli docg. Grazie al terreno calcareo e una collina esposta a sud, sono le condizioni ideali per un moscato con la M maiuscola come quello di Andrea. E’ dolce ma non stucchevole, fresco e profumato, intenso e persistente. A dire il vero quello di quest’anno l’ho trovato un po’ più dolce rispetto a quello dell’anno scorso che era perfettamente equilibrato tra freschezza e percezione zuccherina. Vero è che non eravamo nelle condizioni ideali per un assaggiatore: molte le bottiglie e le papille piuttosto sature del pranzo. Quindi mi riservo di assaggiarlo. Assolutamente da provare anche la grappa di barbera.

    giardinieraA fine pranzo plaudiamo il cuoco (la parola chef non gli piace) che, con le sue presentazioni ha reso piatti semplici, oltre che gustosi anche deliziosamente coreografici. Su tutti la giardiniera di cruditee di verdure, formaggio, carne fassona battua a coltello e nocciola. Ma anche il mini tortino di cardo con fonduta di raschera e cipolla ripiena. Ma a chi piace la pasta anche i plin (piccoli raviolini che si chiudono con una pizzicata, un “plin” appunto) non possono non strappare applausi. Dello stracotto ho già detto. Sul dolce ho poco da dire, me lo hanno fatto sparire i miei vicini di tavolo appena ho detto che ero piuttosto piena… Ad ogni modo, le foto si commentano da sole. O no?

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