Ieri a pranzo mi sono ritrovato con un leggero languorino, dopo aver mangiato un’abbondante porzione di minestrone toscano biologico confezionato. Ci vuole un veloce secondo. Sfortuna vuole che, dopo un weekend di bagordi a suon di pizze fatte in casa, un’errata stima delle provviste mi abbia lasciato nel frigorifero un paio di mozzarelle confezionate. Fiordilatte e non di bufala, ma questo poco importa.

    Ecco l’idea per il secondo “stile invention test”: un po’ di spinacino (biologico) spadellato con uno spicchio d’aglio, ad accompagnare una mozzarella. Il caso vuole che abbia fatto il tremendo errore di assaggiare la mozzarella così, nuda e cruda. Esattamente come mi suggeriscono di fare i miei amici partenopei ogni volta che vado a trovarli e che mi propongono una succulenta mozzarella di bufala campana DOP.

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    Peccato che questa mozzarella confezionata, invece, non sappia di niente! Niente! E qui l’illuminazione: ecco di cosa sanno le mozzarelle confezionate: di niente, più un leggero sapore d’olio, sperabilmente un ottimo olio come quello della mia terra, la Liguria, se disponibile, oppure, nel caso di utilizzo al naturale, niente accompagnato da un po’ di retrogusto di plastica lasciato dalla confezione.

    Ma come è possibile che si vendano prodotti del genere? Solo ed esclusivamente per farcire le pizze? Dove peraltro incredibilmente acquisiscono un certo sapore, pure gradevole?

    Due le riflessioni che mi hanno accompagnato in questo travagliato pasto:

    • Che piuttosto di comprare e mangiare prodotti del genere, cambio menù. Non c’è voglia di mozzarella che tenga. Nessuno ci costringe a comprare prodotti di bassa qualità, è solo questione di tempo o, in mancanza di tempo, di organizzazione.
    • Che il mondo del cibo confezionato è molto vario, tipicamente il prodotto è scarso, ma non è da fare di tutta l’erba un fascio. E mi ritrovo a pensare al fantastico minestrone toscano, mentre salvo la giornata con un quadretto di scamorza fatta in casa dalla mitica nonna di un mio amico…

    [Crediti | Immagine: dishesandplaces.files.wordpress.com]

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